Livorno - Ci sono telenovelas che non finiscono mai, e si trascinano stancamente fino a quando uno non si prende la briga di dire basta. Il punto è che nessuno trova il coraggio di dirlo per non fare la parte del guastafeste di turno che ha interrotto qualcosa che è stato bello,ma che adesso non lo è più.
Ecco l'intervista fatta quest'oggi a majd yousif ha questo stesso sapore. Andare a cercare la replica scontata con tanto di dichiarazioni d'intenti di un personaggio discusso e discutibile, è stato come quella telenovela che un tempo attirava, ma che ora non fa più né caldo né freddo.
La sua bravura e stata in questi tre mesi di gettare benzina sul fuoco di una piazza che (in una sua parte rumorosa) aspira da tempo ad un cambiamento dirigenziale; ma adesso è tempo di guardare in faccia alla realtà.
L'operazione della polizia olandese con tanto di arresto suo, della moglie (non confermati ufficialmente, ma ufficiosamente) e di altri 2 collaboratori ha portato a conclusione quella che era un'indagine portata avanti dalla magistratura da oltre un anno e mezzo.
Tutto quanto detto fermo restando che nella terra dei tulipani, come da noi, vige il principio della presunzione di innocenza fino alla conclusione del procedimento, e che ogni giudizio al momento riguardante l'imprenditore libanese deve rimanere in stand-by per un po' di tempo ancora.
Le notizie che ci arrivano dalle fonti olandesi tuttavia sono tutt'altro che rassicuranti; si parla di un contratto mai rispettato per la fornitura di auto elettriche al comune di Rotterdam, altro soggetto (giuridico) che al pari di Spinelli cercava con insistenza Majd Yousif da oltre un anno; si parla di un'operazione per la quale sono stati attivati oltre 70 agenti di polizia; si parla di una società come la share'ngo che è stata definita dagli inquirenti "nascosta" e "fantasma" e che con ogni probabilità tesa a nascondere altri traffici, su cui la procura indagherà ulteriormente.
In questo contesto, ci pare molto difficile che questo personaggio continui ad deliziare il pubblico con proclami di acquisto del Livorno, con progetti di ammodernamento della sua struttura societaria, e con tanti altri bei discorsi che sembrano il riassunto preciso di quello che la critica addita all'attuale proprietario del Livorno calcio.
Troppo bello per essere vero, come lo è stata la dichiarazione del sindaco e dei giornali della conclusione dell'accordo in data 6 febbraio. Un errore che pure il primo cittadino ha riconosciuto, sicuramente dovuto all'entusiasmo per lo scoop giornalistico, ma che di fatto ha palesato una certa inesperienza in merito a questo tipo di trattative.
Se non altro indirettamente a venti chilometri a nord abbiamo sentito storie simili, che ci hanno allietato nel corso di questi ultimi 10 anni e che avrebbero dovuto farci suonare un campanello d'allarme; adesso la realtà dei fatti dice che il destino del Livorno è legato a chi ha dato continuità al calcio labronico ad alti livelli negli ultimi 20 anni.
Chi esce rafforzato da questa situazione è senza dubbio, e ancora una volta, Aldo Spinelli. Che ha fatto il possibile per render palese la sua volontà di passare la mano, e che alla luce della situazione, ormai resasi pesantissima a livello ambientale, rimane fermo nella sua convinzione di concludere la sua avventura livornese a fine stagione.
Una cosa è diversa da tutte le altre volte che il sciu Aldo ha esternato la sua volontà di passare la mano; il fatto che continui a ripeterlo ad ogni intervista da mesi a questa parte. Non si parla più di un Calleri a gestire la società in sua vece, si parla di dare le chiavi al sindaco.
Adesso non è tempo per le favole, gli avventurieri e gli sprovveduti; c'è in ballo il futuro del calcio a Livorno, e della vetrina più importante che questa città ha al momento a livello nazionale. Chi ha a cuore davvero le sorti di questa maglia metta da parte risentimenti, inimicizie e tornaconto personale e faccia la sua parte nel garantire un futuro al calcio a Livorno.
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