Livorno - "Abbiamo perso la fame e la forza che avevamo all’inizio di questa stagione. Abbiamo perso quella mentalità umile e gregaria e sta a me ricostruirla". Nelle parole del tecnico amaranto Alessandro Formisano c'è forse gran parte (ma non tutta) della crisi del Livorno che dopo la vittoria - bella ma sofferta - all'esordio contro la Ternana è precipitato in un buco nero con tre sconfitte in altrettante partite e una classifica che per adesso è meglio non guardare.
Contro la Vis Pesaro il Livorno ha compromesso la partita in meno di dieci minuti: prima l'errore di Antoni che ha innescato il vantaggio dei padroni di casa e poco dopo l'ingenuità di Noce che ha rimediato un rosso che ha costretto il Livorno all'inferiorità numerica per quasi tutta la partita che dopo il raddoppio di Paganini è diventata un Everest impossibile da scalare. La rocambolesca rete di Vezzoni sui titoli di coda serve solo per i tabellini.
Ma perché il Livorno si è perso? Possibile che dopo un pugno di partite questa squadra abbia già perso la "fame" come ha denunciato il tecnico? Il mister, pur elogiando la squadra per aver creato anche i presupposti per riaprire la gara (clamoroso l'erroraccio di Marchesi) e contestando la direzione di gara di Zago ha richiamato il gruppo a ritrovare la mentalità vista nelle prime due partite.
Tuttavia è innegabile che anche nelle partite contro Ternana e Juve NG il Livorno non si sia distinto per la qualità del gioco. Contro la Ternana gli amaranto sono stati bravi a capitalizzare l'unica vera palla gol creata, con i bianconeri il momentaneo pareggio è stato acciuffato solo su rigore ma senza creare granché e poi dilapidato con una pessima gestione nel recupero. Col Guidonia, invece, oltre al gioco, è mancato tutto il resto. A Pesaro, indubbiamente, gli episodi in avvio hanno segnato indelebilmente la gara, ma sia nell'occasione del gol che dell'espulsione il Livorno, arbitro o meno, ci ha messo del suo.
La mentalità, il cuore, la gamba sono fattori fondamentali, specie in un campionato difficile come la Serie C e soprattutto per una neopromossa come il Livorno. Ma da soli, alla fine, non bastano. Questa squadra deve trovare un'identità anche nella qualità del gioco perché la rosa a disposizione del tecnico, che ha avallato acquisti e cessioni, può e deve fare di più da questo punto di vista. Chiaramente servirà tempo (ma la pazienza non è virtù che abbonda nel mondo del calcio) e sarà importante, per esempio, recuperare in difesa giocatori come Monaco, Gentile e Ghezzi, oggi tutti ko. Quel che è certo è che bisogna invertire la rotta per evitare di scivolare su un piano inclinato molto pericoloso. Il campionato è ancora lunghissimo, forza.
Autore: Luca Aprea / Twitter: @cafeponci
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