Livorno – È un cane che si morde la coda. Da una parte la squadra e il suo allenatore hanno bisogno di sentire la fiducia dei tifosi, dall’altra i tifosi hanno il diritto di esprimere critiche e disappunto se quanto accade sul campo non soddisfa le loro ambizioni ed aspettative. Ieri sera a Perugia, dopo un primo tempo equilibrato, agli inizi della ripresa la squadra di Formisano ha subito il gol del vantaggio biancorosso e si è disunita. La reazione amaranto, purtroppo, è stata irrilevante e il Perugia ha poi segnato la seconda rete. La squadra di Tedesco ha così incamerato la prima vittoria in questo campionato, il Livorno una inopinata quanto dolorosa sconfitta.
Adesso la situazione è veramente critica. Non solo perché la squadra, al momento, è in zona playout, cosa che in sé potrebbe starci viste i dichiarati obiettivi di quest’anno e visto che siamo neanche a un terzo del torneo, ma piuttosto perché il Livorno visto ieri allo stadio Curi di Perugia ha mostrato poco carattere, incapacità di reagire, mancanza di schemi, giocatori con limiti oggettivi, e via dicendo. Il problema principale, dispiace dirlo, sembra tuttavia stare in chi li gestisce, ovvero nell’allenatore, autore di scelte tecniche incomprensibili, come Peralta utilizzato probabilmente fuori posizione o Bonassi non utilizzato, come Seghetti proposto come titolare ma che poi si rende responsabile di errori, come ieri, che spianano la strada alla sconfitta degli amaranto.
Alle spalle di tutto questo, chiaramente, c’è forse la mancanza di un direttore sportivo navigato ed esperto ed ancora, dietro a questo, scelte societarie che hanno prodotto quanto vediamo. Il risultato è che il Livorno, oltre ad esprimere un gioco deficitario, ha la seconda peggiore difesa del campionato con diciassette reti subite ed appena sei messe a segno, con giocatori su cui la società intendeva e intende investire, come Capparella, che per motivi fisici non sono ancora disponibili.
C’è molto da correggere, insomma. Il presidente Esciua è chiamato a dare risposta alla situazione tecnica e correre ai ripari. Il tempo per correggere la rotta della barca amaranto, per usare un’immagine cara ai tifosi livornesi, c’è tutto. Basta volerlo. Basta riconoscere che alcune scelte fatte in estate non sono state giuste. E saper agire di conseguenza. Tutto questo, è chiaro, avrà un costo. Ma salvare la Serie C è il bene più prezioso, in prospettiva, anche in termini economici.
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