Livorno – Il Livorno soffre ma conquista tre punti preziosi a Campobasso e per la prima volta annusa la zona playoff. Se il campionato finisse oggi, a dire il vero, resterebbe fuori dall’elefantiaco percorso che apre le porte all’ultimo posto per la Serie B in quanto gli scontri diretti premiano la Vis Pesaro, appaiata al decimo posto, ma il segnale è chiaro: la squadra di Venturato, con quattro vittorie nelle ultime cinque gare, può giocarsi concretamente le proprie carte.

Qualificarsi ai playoff, in verità, non garantisce nulla. Il percorso è lungo ed articolato in tre fasi, quella relativa al proprio girone, quella nazionale e la fase finale a quattro, con il progressivo ingresso di nuove squadre negli spareggi. Nella prima fase si affrontano le formazioni classificate dal quinto al decimo posto. Questo, oggettivamente, è un traguardo alla portata degli amaranto che, con Venturato in panchina, hanno raccolto 21 punti in dodici partite e possono affrontare il finale di stagione con una certa serenità.

Il cammino resta tuttavia impegnativo. A partire dalla prossima sfida interna contro la Pianese, servirà anche un maggiore sostegno del pubblico allo stadio Picchi. Le difficoltà cresceranno non solo per il valore degli avversari, ma per la pressione legata agli obiettivi. L’effetto sorpresa è ormai svanito: il Livorno è una squadra solida, organizzata, motivo per cui sarà studiata con grande attenzione da tutti.

La svolta porta la firma di Venturato, protagonista di una rinascita tecnica e mentale. La squadra ha abbandonato le fragilità iniziali, ritrovando identità, compattezza ed ambizione. I giocatori hanno recepito la nuova impostazione tattica, mostrando equilibrio tra i reparti e valorizzando le proprie qualità in un sistema chiaro.

Determinante è stata la sessione invernale del calciomercato, con otto cessioni e sette innesti: sono arrivati Luperini, Falasco, Malagrida, Camporese, Tosto, Vayrynen e Shchepetkin, in un’operazione condivisa dalla dirigenza guidata dal direttore sportivo Doga e voluta dal presidente Esciua e dal direttore generale Mosseri. Una mini-rivoluzione, quella avvenuta nelle settimane scorse, che ha reso la squadra più compatta, attenta nelle transizioni e meno incline a concedere spazi. I nuovi si stanno ben integrando con elementi esperti come Dionisi e Di Carmine e con i giovani più promettenti.

Viene naturale chiedersi dove sarebbe oggi il Livorno se avesse iniziato la stagione con questa guida tecnica e con l’attuale organico. Quel che appare evidente, infatti, è il cambio di atteggiamento. La squadra scende in campo con personalità, determinazione e fiducia nei propri mezzi, a dimostrazione del fatto che il lavoro psicologico dell’allenatore ha restituito sicurezza a un gruppo che sembrava smarrito. Diversi giocatori hanno ritrovato rendimento e continuità.

All’appello manca ancora una presenza più consistente di pubblico. I risultati, però, stanno riaccendendo entusiasmo e senso di appartenenza: la tifoseria può riconoscersi in una squadra combattiva, coraggiosa e sostenuta da un progetto credibile.

Il campionato resta lungo e complesso, con inevitabili ostacoli lungo il percorso. Serviranno continuità, concentrazione e il sostegno dell’ambiente anche nei momenti difficili, che inevitabilmente ci saranno perché il calcio è così. Ma la direzione intrapresa è quella giusta e quanto si sta costruendo in questi giorni merita di essere consolidato.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 13 febbraio 2026 alle 10:46
Autore: Marco Ceccarini
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