Livorno – La consegna della Livornina d’Oro a Igor Protti avvenuta ieri, sabato 3 gennaio, rappresenta molto più di un semplice riconoscimento istituzionale: è l’abbraccio sincero di una città, Livorno, a uno dei suoi simboli calcistici più importanti, a un uomo che quando tutto era ancora da scrivere non esitò a tornare nella squadra che lo aveva lanciato, in Serie C, per iniziare quella straordinaria cavalcata che nel giro di pochi anni avrebbe riportato la maglia amaranto del Livorno, dopo oltre mezzo secolo, sui campi della Serie A.
Ieri pomeriggio la città dei Quattro mori, che gli ha già concesso la cittadinanza onoraria il 27 marzo 2007, ha omaggiato un uomo che, ancor prima che un grande calciatore, è stato e continua ad essere un punto di riferimento umano e sportivo per l’intera comunità e in particolare per i colori amaranto.
Protti ha legato indissolubilmente il proprio nome alla storia del Livorno, diventando un’icona amata dai tifosi. I suoi gol, la sua leadership, la sua grinta in campo che si contrapponeva al modo pacato, calmo e riflessivo fuori dal terreno di gioco, quel modo schietto e diretto di vivere il calcio, lo hanno reso il capitano ideale del Livorno, capace di incarnare lo spirito combattivo e popolare della città. Con la maglia amaranto ha vissuto stagioni memorabili, contribuendo in maniera decisiva a successi che restano impressi nella memoria collettiva.
Ma ciò che rende Protti davvero speciale è la vicinanza costante alla squadra e all’ambiente livornese. Questo è accaduto anche dopo la fine della carriera da calciatore. Lui, nato a Rimini, ma livornese dentro, non ha mai fatto mancare il suo sostegno nei momenti difficili, dimostrando un attaccamento raro nel mondo del calcio. Con presenze allo stadio, parole di incoraggiamento, disponibilità verso i tifosi e rispetto per la storia del club, Protti non ha mai smesso di sentirsi parte del Livorno.
La Livornina d’Oro conferita dal Comune di Livorno, che segue l’Omino di Ferro consegnatogli lo scorso 18 dicembre da quello di Cecina, premia dunque non solo i meriti sportivi, ma anche i valori di lealtà, appartenenza e passione che Protti sempre ha rappresentato e rappresenta. È il riconoscimento a un uomo che ha scelto di restare vicino alla sua gente, condividendone gioie e delusioni, senza mai tradire l’amore per quei colori. Non bisogna dimenticare che la maglia numero 10 di Protti fu ritirata dal Livorno il 21 dicembre 2005, eppure neanche due anni dopo lui stesso chiese ed ottenne di rimandarla in campo, cosa avvenuta a partire dal 19 luglio 2007, perché “i giovani devono poter sognare questo numero”.
Ieri, parlando in Comune in un’aula consiliare che sembrava la curva di uno stadio e al tempo stesso un tempio percorso dal religioso silenzio, quando ha preso la parola, ha ricordato che “questa onorificenza è il massimo che potessi avere perché racchiude quarant’anni della mia vita” e ha concluso con un ringraziamento che ha fatto commuovere: “Grazie è una parola piccola che a volte si usa senza dargli grande importanza, se non per gentilezza, ma in cui c’è veramente tutto: rispetto, stima, affetto e amore e un grande senso di responsabilità”.
Dopo la cittadinanza onoraria, con questo riconoscimento, come lui stesso ha fatto notare, Protti adesso può dirsi “livornese a tutti gli effetti e non solo moralmente”. La massima onorificenza della città, che dal 1981 è stata attribuita a uomini, donne, gruppi di volontariato, associazioni, enti o società che hanno direttamente o indirettamente dato lustro alla città o quantomeno ne hanno incarnato lo spirito, è stata a lui assegnata in quanto “esempio virtuoso di legame con Livorno, dedizione allo sport ed impegno sociale”.
In una città che vive il calcio come espressione della propria identità, questo prestigioso riconoscimento consolida quello che Protti, in ogni caso, già era ed è: una figura unica, un capitano per sempre, dentro e fuori dal campo. La Livornina non fa altro che suggellare un legame profondo che il tempo, ormai, non potrà più scalfire.
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