Livorno – Attaccante rapido e letale sotto porta, Andrea Ferretti è il simbolo della rinascita amaranto dopo il fallimento post Spinelli. Giunto nell’estate del 2022 sotto la gestione Toccafondi si è dimostrato sin da subito un elemento imprescindibile per la formazione amaranto, diventandone presto un punto di riferimento in campo a suon di gol e fuori grazie al suo carisma da leader.

Andrea, sei arrivato in amaranto nell’estate del 2021. Capocannoniere della squadra ed artefice della promozione anche se giunta poi a tavolino. Che ricordi della tua esperienza nella città dei Quattro Mori?

“Ricordo che l’allora direttore sportivo (Raffaele Pinzani, ndr) mi chiamò proponendomi Livorno. Non ebbi il minimo dubbio sull’accettare subito la destinazione senza neanche pensare alla cifra sul contratto. Per me, vista anche l’età, vestire l’amaranto era il coronamento di un sogno. E’ stato un anno stupendo, ricordi ancora vivi ed emozionanti. Unico rammarico essere rimasto un solo anno dove, tra l’altro, nonostante un infortunio che mi tenne fuori tre mesi, feci un’ottima annata. Avevo dato per scontato una conferma che però non arrivò”. Peccato.

Hai segnato il primo gol della rinascita amaranto, dopo il fallimento, in quel di Castelfiorentino nella vittoria per 3 a 0. Che sensazioni quel giorno?

“Ricordo quel giorno come se fosse adesso. Quando scesi in campo prima del fischio di inizio l’impatto emotivo con tutto quel pubblico presente fu una scarica di adrenalina ed ancora oggi ho i brividi. Entusiasmo pazzesco come in occasione della presentazione della squadra allo stadio. Ho avuto la fortuna di giocare accanto a dei grandi giocatori, in primis Vantaggiato e Torromino, ma anche i vari Frati e Bellazzini. Del gol ricordo che, dopo un bello scambio proprio tra il “Toro” e “Torro” , con cui avevo giocato, fui bravo ad eludere il fuorigioco ed a piazzare la palla alle spalle del portiere. Un’esplosione di gioia fantastica con la corsa sotto il settore dei nostri tifosi”.

Nella tua carriera, oltre al Livorno, hai vestito maglie importanti tra le quali Carrarese, Treviso, Carpi e Viareggio. Quali sono gli allenatori ai quali sei maggiormente legato?

“Diciamo che la scintilla me l’ha data senz’altro Luca Prina alla Biellese dove, praticamente al mio primo anno da protagonista in una squadra di vertice, mi aiutò dentro e fuori dal campo dandomi consigli preziosi oltre a qualche salutare lavata di capo che mi servirono per mettere a segno ben 17 gol. Altro allenatore a cui sono molto legato è Diego Zanin, a Treviso, dove vincemmo il campionato di serie D e di C2 e dove a livello personale collezionai 39 gol in due anni. Davvero un exploit”.

Hai ancora contatti con qualcuno dei tuoi ex compagni in amaranto?

“Ovviamente sento ancora molti di loro. Su tutti Matteo Frati, Andrea Luci e Giuseppe Torromino un po' meno per la lontananza Daniele Vantaggiato. Comunque ho contatti anche con i vari Russo, Giampà, Gargiulo, Apolloni (insieme al Cenaia) e Pecchia. Eravamo davvero un bel gruppo”.

Oggi sei attaccante del San Giuliano Terme e di diverti ancora a far impazzire le difese avversarie. In futuro pensi di proseguire nel mondo del calcio magari come allenatore?

“Mi diverto ancora in effetti a giocare. Sono in Eccellenza con una squadra blasonata come il San Giuliano Terme. Purtroppo, nonostante i buoni propositi, siamo alle presi con la lotta salvezza. Diciamo che alla mia età non ho la pretesa di giocare sempre ma quando scendo in campo faccio ancora vedere cose positive (sorride). Una volta appese le scarpe al chiodo vorrei sicuramente proseguire nel mondo del calcio. Ho il patentino di Uefa B conseguito qualche anno fa e mi piacerebbe proseguire su quella strada. Vedremo”.

Quali sono i gol o il gol a cui sei più legato della tua esperienza a Livorno?

“Sarei banale se ti dicessi il gol della vittoria per 2 a 1 su rigore all’ultimo minuto della finale di andata dei playoff. Una delle gioie più grandi mai provate in campo. Ero reduce dall’infortunio inoltre era un momento delicatissimo della partita, responsabilità enorme. Quando vidi la palla in rete feci quella corsa sotto la curva in cui era racchiusa tanta gioia ed anche tanta rabbia nei confronti di chi mi aveva ingiustamente penalizzato non facendomi giocare. Ricordo con piacere però anche la tripletta a Piombino”.

Ti ho dato il soprannome di “Arma Letale”. Infatti al di la della categoria raramente abbiamo ammirato un vero cecchino come te nell’area di rigore avversaria.

“Innanzitutto mi piace tantissimo e me lo tengo stretto anche perché ci ha permesso di instaurare un bellissimo rapporto di amicizia. Il mio soprannome di fa ben capire poi le mie caratteristiche. Anche in alcune partite difficili e collose con un guizzo riesco a raddrizzare magari una giornata che pareva storta. Grazie”.

Un’ultima domanda. Segui ancora il Livorno e speri in futuro di poter tornare, ovviamente in altre vesti?

“Chiaramente lo seguo assiduamente anche sui social. Ti dirò di più, ho la sensazione che la squadra dopo il cambio di rotta riuscirà a centrare i playoff. In futuro chissà. Spero davvero di riuscire a tornare e dare il mio contributo alla causa amaranto”.

Sezione: Calcio / Data: Lun 16 febbraio 2026 alle 12:07
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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