Livorno – Centrocampista dai piedi buoni e dal tocco sublime, Simone Baldo è uno dei grandi rimpianti della Livorno calcistica. Giunto all’ombra dei Quattro Mori nell’estate 1993 come uno dei pezzi pregiati della campagna acquisti, la sua stagione è invece durata poche partite a causa di un infortunio che ne ha compromesso anzitempo l’intera annata e che ha finito per condizionare inevitabilmente il resto della carriera.
Allora, Simone, una sola stagione in amaranto, quella nel lontano 1993-94. Che ricordi di quella esperienza in amaranto segnata purtroppo da un lungo infortunio?
“E’ stata un’esperienza tanto esaltante quanto sfortunata. Purtroppo dopo appena dieci partite ho dovuto alzare bandiera bianca a causa di un infortunio gravissimo. Nel cuore mi rimarrà però sempre il grande calore del pubblico e la grande passione della persone. Nonostante avessi già calcato in passato campi importanti, Livorno è stata una scarica adrenalinica. Rimarrà per sempre nel mio cuore”.
A Livorno hai avuto come allenatore il compianto Giuliano Zoratti. Cosa ricordi di lui e quali sono stati gli allenatori a cui sei maggiormente legato nella tua carriera?
“Purtroppo con Zoratti non ho avuto un buon rapporto. All’inizio giocavo e tutto pareva andar bene, ma nei mesi seguenti, soprattutto dopo l’infortunio, le cose sono peggiorate e di conseguenza anche il nostro rapporto. Diciamo che lui stimava molto il gruppo storico che aveva avuto l’anno prima nei Dilettanti, mentre era scettico sugli altri ed io ero etichettato un po’ come ‘uomo del presidente’ arrivando da Pavia dove Achilli era stato patron. Per il resto non posso che citare ovviamente i mostri sacri avuti al Milan, su tutti Capello, Galbiati, Liedholm e Sacchi, mentre a livello di Serie C sono stato molto legato a Pierino Cucchi, grande uomo e grande allenatore che ho avuto a Giarre e che purtroppo non è più tra noi”.
Senti ancora qualcuno del Livorno di quell’anno?
“Ricordo tutti con molto affetto. Christian Scalzo, col quale ho vissuto insieme, è senz’altro quello a cui sono legato maggiormente e che sento più spesso. Ho contatti anche con Bagnoli e Cuc. Con gli altri purtroppo non ho più contatti ma ribadisco che ricordo tutti con grandissimo affetto”.
Dopo Livorno com’è proseguita la tua carriera da calciatore e poi da allenatore.
“Nell’estate del 1994 sono partito in ritiro col Livorno. Ero molto carico anche perché arrivarono altri amici come Barbieri, Schwoch e Civeriati coi quali avremmo davvero potuto vincere il campionato, vista la loro grande caratura. Purtroppo durante il ritiro, nonostante le varie cure e tante infiltrazioni, l’infortunio non mi dette tregua e così tornai a Pavia per curarmi interrompendo il mio rapporto con il Livorno. Di fatto la mia carriera da calciatore si è conclusa li. Ho provato a trascinarmi per altri due o tre anni giocando qui in zona ma ormai il ginocchio era troppo compromesso e così a trent’anni ho appeso le scarpe al chiodo. Poi, dopo aver ripreso ad allenare quasi per gioco nella zona di Pavia, ho ricevuto la chiamata di Filippo Galli che conoscevo dai tempi del Milan per allenare nelle giovanili rossonero. Ho fatto tutta la trafila ed ora sto allenando i ragazzi dell’Under 17. Inoltre ho avuto un’esperienza come allenatore in seconda della Prima squadra del Milan l’anno in cui Brocchi è subentrato a Mihajilovic. E’ stato fantastico poter allenare i campioni di Prima squadra, anche se rimane l’amarezza per la sconfitta in finale di Coppa Italia contro la Juventus”.
Segui ancora il Livorno e sogni un giorno di tornarci magari da protagonista, anche se in altre vesti, riprendendoti quello che l’infortunio ti ha tolto?
“Certamente sì. Seguo con grande affetto tutte le squadre nella quali ho giocato, Livorno in special modo. Sono convinto che tornerà presto in palcoscenici ben più prestigiosi. Ammetto poi che se mi dovessero aprire un giorno o l’altro le porte del ritorno a Livorno sicuramente accetterei per riprendermi quello che il destino mi ha tolto tanti anni fa”.
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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