Livorno – “Il Bomber, il Panzer, Mister Miliardo... l’unico e solo Cristiano Lucarelliii...”. Era un boato assordante quello che si innalzava dall’Armando Picchi ogni qualvolta Cristiano Lucarelli scendeva in campo. Il suo nome, insieme a quello di Igor Protti, scatenava l’entusiasmo in seno alla tifoseria amaranto rendendo il catino ardenzino, già di per sé molto caldo, ancor più incandescente. Cristiano è senza alcun dubbio il centravanti più forte e prolifico che abbia mai indossato l’amaranto nei 110 anni di storia del sodalizio.
Cristiano, partiamo dalla stretta attualità. Il numero delle presenze oggi all’Armando Picchi si attesa intorno a poco più di mille unità ad ogni partita. Un qualcosa di clamoroso per una società che ha sempre fatto della spinta del pubblico uno dei propri punti di forza. Come ti spieghi questa situazione?
“Innanzitutto partiamo da un presupposto. Questi sono addirittura numeri inferiori a quelli dell’era di Paolo Toccafondi quando, in Eccellenza, si raggiungevano duemila abbonati con picchi di cinquemila, seimila, alle volte anche settemila persone ad ogni partita. E’ chiaro quindi che c’è qualcosa che non va, qualcosa che va oltre i risultati. Evidentemente il presidente (Joel Esciua, ndr), che al suo arrivo dichiarava di aver studiato nei minimi dettagli Livorno, ha sbagliato qualcosa, non riuscendo ad entrare in sintonia con la piazza. Andando avanti così, si rischia di perdere una ulteriore generazione di tifosi, con i più giovani affezionati più alle gesta delle grandi di Serie A piuttosto che al nostro amato Livorno. La vera forza è sempre stata il legame indissolubile tra squadra, società e tifoseria… cosa che ad oggi appare una mera utopia”.
Il buon Osvaldo Jaconi ha sempre affermato che nei suoi anni a Livorno non esistevano Milan, Inter, Juventus ma solo il Livorno. Specchio dei tempi od altro?
“Più che specchio dei tempi penso che il calcio sia lo specchio della città. Vediamo in questo momento che, con il calcio in difficoltà, la maggior parte dei tifosi è orientata al basket con Libertas e Pielle sulla cresta dell’onda, dove il tifoso si diverte e si sente coccolato e coinvolto. Ripeto, se Livorno, che ha sempre avuto come fiore all’occhiello il grosso numero di presenze allo stadio, oggi si ritrova a dover fare i conti con un migliaio di persone sui gradoni dell’Ardenza vuol dire davvero che sono stati commessi diversi errori. Purtroppo è difficile anche rimediare in quanto Livorno è una città che, nonostante qualche momento di tregua, alla prima nuova difficoltà fa riaffiorare tutto il malcontento precedentemente accumulato. Si dovrebbe ripartire come anni fa, sin dai tempi di Jaconi per arrivare a Walter Mazzarri e Roberto Donadoni, quando si iniziava già il martedì a parlare del Livorno e della partita successiva. Non dimentichiamoci poi di un dato statistico importante: il Livorno negli ultimi vent’anni ha fatto più campionati in Serie A e B piuttosto che in Serie C o nelle serie inferiori…”.
Tu e Igor eravate dei trascinatori che sapevano far sentire da subito a tutti gli altri l’attaccamento e l’impegno che bisognava avere indossando l’amaranto. Oggi, secondo te, manca soprattutto questo?
“C’erano giocatori non livornesi riconosciuti però come tali. Un lavoro iniziato da Jaconi e passato per Igor, Richard Vanigli, Alessandro Doga, io stesso con mio fratello Alessandro, Fabio Galante, che rappresentavano uno zoccolo duro capace di far capire subito l’importanza della maglia vestita e le priorità della tifoseria. Oggi far indossare la casacca del Livorno a ragazzi giovani, poco esperti che magari hanno sempre vestito, con tutto il rispetto, i colori di squadre rappresentanti realtà di piccoli paesi con poca pressione può determinare dei risvolti negativi sul rendimento. Credo che se quest’anno il Livorno in alcune partite avesse giocato a maglie invertite probabilmente avrebbe vinto qualche partita in più, a conferma del grande peso specifico della maglia amaranto. Livorno non è per tutti… parlo di giocatori, dirigenti e presidenti”.
Parliamo del tuo passato amaranto. 113 gol tra campionato e coppe. Che dire di quegli anni cosi lontani nel tempo ma così vicini nel cuore.
“Sono stati momenti stupendi in cui ci siamo tolti tante soddisfazioni sia a livello di squadra che personali in cui ho vestito la maglia della mia città coronando un sogno di bambino tra l’altro nel pieno delle mie forze fisiche e mentali quindi non a fine carriera o con la pancia piena. Ricordo che ho voluto fortemente giocare nel Livorno quando ero all’apice, nonostante tanti non fossero d’accordo, ma col senno di poi è stata una scelta davvero azzeccata. Abbiamo portato tutti insieme il Livorno a successi incredibili creando successo, plusvalenze, incassi che rendevano tutto davvero magico. Alla base di tutto c’era solo il Livorno con alle volte cinquemila persone alle partite di allenamento”.
Momenti irripetibili secondo te?
“Da tifoso ovviamente mi auguro di no. Spero che a Livorno ci possa essere prima o poi un nuovo Lucarelli che possa caricarsi sulle spalle la responsabilità di guidare la squadra verso palcoscenici più blasonati. Allo stesso tempo mi auguro che possa arrivare una società, come quella del Como per esempio, che possa investire risorse nella società e nella squadra riportandola ai fasti di un tempo. I successi sul campo portarono il Livorno alla ribalta in ogni angolo, non solo della Toscana, ma dell’Italia, dell’Europa e del Mondo. Livorno era un fenomeno sociale che ha creato interesse, simpatie, antipatie, diatribe, contrasti, consensi, insomma qualcosa di enorme. Quindi da tifoso mi auguro che Livorno possa tornare davvero a splendere come ai tempi in cui giocavo io”.
Abbiamo visto recentemente un video stupendo e commuovente tra te e Igor. La vostra storia è molto simile. Entrambi trascinatori nel Livorno, entrambi delusi dalla Nazionale, con Igor mai sceso in campo con la maglia azzurra e con te che hai visto svanire immeritatamente il sogno di poter giocare un Mondiale, quello del 2006...
“Oggi probabilmente, col rispetto per tutti, io e Igor saremo senza dubbio la coppia titolare della Nazionale italiana. Una volta eri capocannoniere nella tua squadra di club e la Nazionale ti lasciava a casa, oggi segni due gol in Serie A e vieni subito convocato. Il livello del calcio italiano oggi è decisamente basso, quando giocavamo noi invece eravamo al top. Tutti gli stranieri speravano di venire a giocare nel nostro Paese, oggi invece l’Italia è solo una meta di passaggio. Vengono solo campioni a fine carriera, alla soglia dei quarant’anni. Non siamo più il campionato forte di una volta e questo lo vediamo negli insuccessi della Nazionale e delle squadre di club in Europa, fatta eccezione per qualche raro caso”.
Un’ultima domanda. Progetti futuri per il Cristiano Lucarelli allenatore?
“Diciamo che non sono nelle condizioni di dover allenare per forza. Voglio però avere a disposizione dei campi di allenamento e delle strutture che mi permettano di far bene il mio lavoro e di provare a migliorare i giocatori a disposizione e di conseguenza i risultati della squadra. Purtroppo in Serie C non è così scontato avere a disposizione questi elementi, fatta eccezione per poche società. Alle volte ti trovi in difficoltà persino ad organizzare la partitella di allenamento, dovendoti spostare da un campo all’altro per carenza di strutture, per non parlare di trasferte, ritiri, eccetera. Ecco così che il raggio di azione in C si riduce notevolmente. Mi piacerebbe ripartire sicuramente dalla Serie B dove ho mostrato il mio valore con buoni risultati. Non chiedo nomi altisonanti ma una buona organizzazione. Per il resto, poi, mi adatto”.
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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