Magnozzi mezzo secolo dopo

25.06.2021 16:43 di Marco Ceccarini   vedi letture
Magnozzi mezzo secolo dopo

Livorno – Come oggi, mezzo secolo fa, salutava la vita Mario Magnozzi, il grande Magnò, mezzala del Livorno, del Milan e della Nazionale italiana. Era il 25 giugno 1971.

In un giorno afoso, di quel caldo che non ti fa respirare, se n'andò uno dei più grandi calciatori italiani degli anni Venti e Trenta, il primo toscano a giocare con continuità in Nazionale, medaglia di bronzo alle olimpiadi di Amsterdam nel 1928 e campione d'Europa nel 1930 a seguito della vittoria dell'Italia nella Coppa Internazionale, l'antesignana dell'attuale Europeo.

Una stella, Mario Magnozzi, uno dei più grandi calciatori livornesi di tutti i tempi, se non il più grande, con 29 presenze con la maglia azzurra dell'Italia, di cui 26 giocate da giocatore del Livorno. E 13 gol.

Da ragazzino lo chiamavano Crognolo, ma poi venne ribattezzato il Motorino perché correva, correva come se avesse un motore al posto delle gambe, e da quel momento in poi fu per tutti il Motorino amaranto. Il suo nome, il suo volto abbronzato e scavato dal vento libeccio, è rimasto per sempre legato all'impresa sfiorata nel 1920 da quel manipolo di ragazzi sfacciati che a Bologna contesero lo scudetto all'Inter od a quella del novembre 1923 quando a Villa Chayes sconfissero l'invitto Genoa, già pluricampione d'Italia, che non perdeva una partita da oltre due anni. Ma sono innumerevoli, quasi infinite, le occasioni in cui, al suono delle campane di San Jacopo, si rimboccava le maniche e spronava il Livorno alla riscossa.

Il suo nome è legato al Livorno e in subordine al Milan, certo alla Nazionale, ma come dimenticare che è stato anche colui che ha fatto decollare il calcio a Rieti grazie alla fiducia accordatagli dal barone Alberto Fassini e che ha condotto l'Aek Atene a una finale di Coppa di Grecia. Per non dire dello straordinario lavoro svolto a Milano al gruppo sportivo dell'Alfa Romeo, dove a una squadra dopolavoristica dette le sembianze di un vero club calcistico, così come dello straordinario lavoro condotto negli Stati Uniti dove alla fine degli anni Cinquanta si trasferì al seguito dei figli Mario Junior e Mara e dove contribuì a far sviluppare il calcio a quelle latitudini.

Magnozzi per Livorno è un onore e un vanto. Ricordarlo oggi, 25 giugno 2021, è un dovere. Ogni appassionato di calcio, che sia livornese o no, ha l'obbligo morale di fermare il pensiero, in giornata, su questo grande campione che certamente appartiene al passato ma che tuttavia è ancora presente nell'immaginario sportivo italiano e in particolare della città dei Quattro mori. Un uomo, un campione, un calciatore, che avrebbe potuto rimanere in America, dove aveva tutto, ma che una volta malato, alla fine degli anni Sessant, volle tornare a Livorno per chiudere nella città in cui era nato la propria esistenza terrena e che ha voluto essere sepolto non distante dallo stadio d'Ardenza per sentire per sempre, come diceva lui, il grido della folla e l'incitamento dei tifosi livornesi alla squadra amaranto.