Livorno - Caro presidente Aldo Spinelli, questo piccolo scritto, come diceva il filosofo Friedrich Nietzsche, è una grande dichiarazione di guerra. Non certo verso di lei, ma verso l’ottusità, verso un’ipocrisia spesso imperante. Noi non possiamo che ringraziarla per quanto fatto, per tutte le emozioni che ci ha fatto vivere e che molto probabilmente non rivivremo, per i bilanci sani di fronte a società che invece fallivano di continuo. Non tutti gli appassionati del Livorno sono uguali. Molti non possono non stimarla e ringraziarla per ciò che ha fatto, al netto di qualche errore che in una gestione così lunga ci può assolutamente stare; altri invece sono quelli che la vogliono lontano da Livorno, ora, per poi forse rimpiangerla quando, magari, le cose andranno male.
Sentiamo parlare da tempo di una trattativa che ci sembra fatichi a decollare, a definirsi. Siamo preoccupati, pur nell’assoluto rispetto degli eventuali acquirenti che non conosciamo e ai quali va concesso il beneficio del dubbio. Ma pur con questo rispetto, dicevamo dovuto, lei presidente Spinelli è per chi scrive una certezza. La certezza che anche in Serie C allestirebbe una squadra per risalire, manterrebbe una società sana e sarebbe in grado di ridare fuoco alla nostra grande passione. Non sappiamo se, come pare, lei e suo figlio Roberto abbiate già deciso. Forse è tardi, forse no, ma siamo certi che non lascerebbe mai, non lascerà, la sua creatura nelle mani sbagliate.
Comunque, grazie per quei momenti unici ai quali accennavamo all’inizio, e vale la pena ricordarli perché sono date scolpite nel cuore di ogni tifoso amaranto che hanno fatto la storia del Livorno: 5 maggio 2002, 29 maggio 2004, 20 giugno 2009, 2 giugno 2013, 28 aprile 2018. A Livorno c’è anche chi non dimentica.
Autore: David Mosseri / Twitter: @davidmosseri31
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