Livorno – Il Livorno prosegue il suo mal di trasferta e, anche sul campo dell’ultima in classifica, l’Orvietana, rimedia l'ennesima sconfitta al termine della solita prova scialba senza qualità, corsa e personalità. Nelle ultime cinque gare lontane dall’Ardenza gli amaranto hanno collezionato due pareggi e tre sconfitte, solo il Terranuova Traiana (peraltro ultimo avversario contro cui è arrivata una gioia fuori casa) ha fatto peggio nello stesso periodo: un rendimento da zona retrocessione.
A questa squadra sono state concesse tutte le attenuanti: il mercato fatto inevitabilmente in ritardo, alcuni episodi sfortunati, gli infortuni, poi il cambio di allenatore e adesso il mercato che ha rivoluzionato la squadra. Ma a un certo punto è necessario guardare la realtà: questo Livorno, a dicembre, occupa il sesto posto in classifica. Alle spalle non solo di Pianese e Arezzo ma anche di squadre come Poggibonsi, Follonica-Gavorrano (prossimo avversario) e Flaminia. In queste condizioni, salvo miracoli, la lotta per la promozione diretta è da considerarsi conclusa. Anzi, ci sarà da sudare per strappare un biglietto per i playoff che, lo ricordiamo, in caso di vittoria non garantiscono la promozione ma “solo” una buona posizione nella graduatoria per eventuali ripescaggi in C. Sembrava l’obiettivo minimo, adesso, è un risultato tutt’altro che scontato.
La partita del “Muzi” è stata una buona sintesi dei limiti conclamati della squadra: nel primo tempo pur senza entusiasmare il Livorno ha creato due-tre occasioni nitide ed è stato sfortunato sulla traversa centrata da El Bakhtaoui, di gran lunga il migliore in campo, ma nella ripresa, esattamente come accaduto la settimana scorsa con il Poggibonsi (e lì c’era pure l’aggravante della superiorità numerica), gli amaranto si sono progressivamente eclissati e una volta incassato un gol tra il goffo e il rocambolesco non sono stati capaci di impensierire Marricchi, che a parte una smanacciata su una palombella velenosa del solito franco-marocchino, è stato praticamente inoperoso per tutta la ripresa.
Inutile fare tabelle, idem scaricare colpe e responsabilità su questo o quell’altro. Un grave errore cercare alibi o giustificazioni. C’è solo da guardarsi in faccia, a tutti i livelli, e provare a rialzare la testa. Il campionato non è finito, c’è un intero girone di ritorno da giocare. E va affrontato in modo diverso, perché così, è chiaro, non andiamo da nessuna parte.
Autore: Luca Aprea / Twitter: @cafeponci
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