Livorno - Anche se di misura ed anche se mostrando un miglioramento complessivo, al termine di una partita in cui è stato in superiorità numerica per buona parte del secondo tempo, il Livorno ha sconfitto il Ghiviborgo mostrando ancora una volta un limite, il suo limite attuale, quello dell’approccio mentale che deve essere migliorato se vuole reinserirsi nella lotta per la promozione in Serie C.
Ieri pomeriggio, invece di chiudere il match al momento opportuno, la formazione di Vincenzo Esposito ha dovuto aspettare il triplice fischio dell’arbitro Fabio Cevenini di Siena per festeggiare la vittoria. Oggi, lunedì 6 febbraio, vale la pena di fare una valutazione su quanto visto nella gara con la squadra sinergica che rappresenta le piccole città di Ghivizzano e Borgo a Mozzano.
Le occasioni create ma anche sprecate dagli amaranto, che hanno in ogni caso dimostrato di essere migliorati, sono state parecchie e di diversa fattura. Sugli scudi, oltre all’autore del gol, Michele Bruzzo, sono saliti quantomeno Simone Lo Faso, Elia Giampà, Andrea Luci e Matteo Frati, tutti autori di prestazioni positive. Tuttavia, se da una parte un certo miglioramento è risultato evidente, dall’altra è emerso con chiarezza, ancora una volta, che gli amaranto, nel complesso, mancano ancora del giusto cinismo e della necessaria capacità di saper chiudere le partite al momento giusto.
Il portiere del Ghiviborgo, Giulio Antonini, è stato tra i migliori della sua squadra, se non il migliore, con tre o quattro parate che hanno permesso alla formazione di Massimo Maccarone di non capitolare e di riorganizzarsi specie nella mezzora abbondante in cui sono rimasti in dieci per l’espulsione di Andrea Zini. Onore al merito, dunque, al Ghiviborgo, soprattutto per quanto fatto vedere nella ripresa.
Il Livorno, da parte sua, ha confermato di essere in crescita e questo è significativo. Decisamente migliore, rispetto all’attacco, è stato il reparto difensivo, anche se non va sottaciuta la sbandata iniziale che ha portato al palo di Matteo Bongiorni. La speranza è che con il recupero dei tanti infortunati, a cominciare da Lorenzo Pecchia e Simone Greselin, i più vicini al rientro, anche centrocampo ed attacco possano trovare il loro giusto equilibrio.
In ogni caso, escluso l’errore iniziale che per poco non permetteva al Ghiviborgo di passare in vantaggio e fermo restando il miglioramento complessivo, rimane il fatto, come dicevamo all’inizio, che in undici contro dieci, in casa e in vantaggio, il Livorno non ha saputo chiudere il match. Certo, alla fine tutto è finito bene e questo è l’importante. Ma ancora una volta, analizzando oggettivamente la gara, rimane sul piatto che il limite della squadra amaranto continua ad essere mentale più che tecnico-tattico. Se la squadra acquisisce maggiore sicurezza e determinazione, potrà tentare di rincorrere Pianese ed Arezzo, magari anche solo per giocarsi i playoff da seconda o terza classificata. Ma perché ciò avvenga, a nostro avviso, Esposito dovrà lavorare duro, in questa direzione, nelle prossime settimane.
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