Livorno – Brasiliano di nascita, ma ormai italiano d’adozione, Ramos Borges Emerson è il prototipo del difensore centrale moderno, un mix perfetto di tecnica, potenza e classe. In amaranto è rimasto quattro anni con 114 presenze e 7 reti all’attivo rendendosi protagonista assoluto della promozione in serie A conquistata nel 2012-2013 con Davide Nicola in panchina.
Ramos Emerson ovvero “il puma, la diga brasiliana” uno dei centrali più completi visti a Livorno e aggiungerei uno dei giocatori più amati...
“Essere uno tra i giocatori più amati ed ammirati mi riempie di gioia e di orgoglio. Mi sono da subito integrato ed immedesimato con la città e la sua gente, ho capito da subito la responsabilità di vestire la maglia amaranto. Poi avendo avuto dei livornesi in squadra sono stato sicuramente agevolato in questo processo di integrazione”.
Di te si dice una cosa in particolare: per far capire ai più giovani l’importanza di vestire la maglia amaranto guardate, non solo il modo di giocare, ma la luce negli occhi di Emerson quando parla del Livorno… e capirete!
“Un complimento bellissimo. Questa è una cosa assolutamente naturale ma che mi fanno notare spesso. A Livorno mi sento di casa, sono stato supportato tantissimo nei momenti belli ma soprattutto in quelli brutti. Pensa che il mio amore per Livorno l’ho trasmesso anche ai miei figli inoltre guardo tutte le partite insomma sono un livornese adottato”.
Sul campo sei stato grande artefice della promozione in Serie A con Davide Nicola in panchina nella stagione seguente alla morte di Piermario Morosini.
“La tragedia di Piermario e tutto il seguito di quella vicenda ha unito ancora di più il gruppo in quella stagione. Anzi sono convinto che da lassù Piermario ha contribuito ad accompagnarci per mano in quella splendida avventura. Inoltre avevamo una squadra fortissima piena di campioni ma la differenza vera la fece Davide Nicola. Riuscì ad unire in una cosa sola squadra, società e tifoseria. Fu capace di motivarci al massimo e già si capiva che era un allenatore completo che avrebbe fatto una grandissima carriera. Tra l’altro era stato anche mio compagno di squadra, si sedeva sempre accanto a me nello spogliatoio. Lavorava non solo sul campo ma anche sulla testa dei giocatori, per lui la mentalità vincente era importante tanto quanto gli schemi di gioco”.
Ci racconti un aneddoto particolare di quella stagione.
“Ricordo un episodio divertente. Dopo la vittoria in campionato per 4-2 sull’ Empoli nel girone di andata, in cui tra l’altro segnai da fuori area, a fine partita il presidente Spinelli entrò nello spogliatoio e mentre stavamo festeggiando si avvicinò a Gentsoglou e, scambiandolo per me, gli fece i complimenti per il gol segnato (sorride)! Fu Luci ad alzarsi indicando che ero seduto dalla parte opposta dello spogliatoio. Fu un momento davvero divertente su cui abbiamo continuato a ridere per mesi”.
In quell’anno avevi come compagni di squadra Luci e Dionisi che lo scorso anno hanno guidato il Livorno alla promozione. Che sensazioni dopo tanti anni nel vederli ancora vincenti in amaranto?
“Andrea Luci era il trascinatore nello spogliatoio. Livornese che sapeva trasmettere i valori della città insieme agli altri concittadini Mazzoni, Dell’ Agnello, Ceccherini e tanti altri ragazzi della primavera. Dionisi invece si sentiva livornese dentro, era ormai in quell’ambiente da qualche anno e sono felice che sia ancora protagonista con la maglia amaranto”.
In passato si è parlato tanto di un tuo ritorno in amaranto. Chissà che non avvenga in futuro magari in altre vesti...
“In effetti qualche anno fa c’è’ stata una chiacchierata col mio procuratore. Diciamo poi che il discorso non ha avuto un seguito vista anche la mia età non più giovanissima. Diciamo che c’ho sperato tanto avrei voluto vestire nuovamente la maglia amaranto ma non ho rimorsi per questo. Il mio amore per Livorno rimane invariato. In futuro vedremo. Mi sto ancora divertendo a giocare a calcio pur allenando gli under 15. Non è ancora arrivato il momento di appendere le scarpe al chiodo. Diciamo che ho capito una cosa. Mi piacerebbe allenare. Penso che quello in futuro sia il mio obiettivo. A me piace sentire l’odore dell’erba, lavorare sul campo, faticare e sudare. Sto studiando per quello e se un giorno Livorno dovesse chiamare, come allenatore, sarei sicuramente pronto ad accettare”.
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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