Livorno - Un Livorno giovane, in una di quelle partite senza molto senso di fine stagione, sbatte contro un Crotone affamato di punti e subisce un'umiliazione pesantissima.
Questa la fredda cronaca di una gara che per noi aveva poco da dire, se non l'opportunità di vedere all'opera qualche ragazzo di belle speranze del nostro settore giovanile,tanto bistrattato ma che alla fin fine qualche soddisfazione in questi anni ce l'ha data pure.
Una sconfitta che fa male, che riporta alla mente altre umiliazioni, ma sulla quale dovremmo soffermarci il giusto. Perchè il Livorno attuale è una squadra che attende la fine di un incubo, di un torneo iniziato male e finito peggio, che non ha dato il peggio di sè quest'oggi ma molto tempo fa.
E alla luce di questo, è d'obbligo fare pace con il sentimento di un tifoso che ancora una volta vede la maglia amaranto bistrattata, calpestata, umiliata in casa al cospetto di squadre che la nostra storia, blasone e tradizione se la sognano.
Ma il calcio è fatto di cicli, e il nostro è giunto alla fine; la piazza,la proprietà e lo spogliatoio hanno necessità di essere rinnovati, di subire una ventata di energia nuova che possa permetterci di ripetere quei fasti gloriosi di cui abbiamo tutti il ricordo.
La proprietà è stanca, la città è depressa e la squadra ne è la più esatta espressione, e al di là del risultato odierno, siamo veramente sicuri che in rosa oggi avremmo avuto elementi in grado di evitare una simile debàcle?
Alla società e all'allenatore, quel Filippini che insieme a Balleri (da SOLI e solo per la maglia) stanno tirando la baracca fino a fine stagione,si è chiesto di mettere in campo la primavera.
Bene,allora va anche concesso alla primavera, o a chi per essa (visto che in difesa ad esempio i titolari erano 2 su 3), di poter subire una ruzzola del genere di fronte ad una signora squadra per la categoria.
E che la maglia scriva Crotone poco importa, in questa stagione abbiamo guardato tutti dal basso verso l'alto e non possiamo permetterci di ironizzare più di tanto,specie se questa squadra il prossimo anno disputerà un campionato ben 2 categorie sopra il nostro.
E adesso il passatempo preferito di questi tempi: lo scaricabarile. La proprietà ha le sue colpe, sotto gli occhi di tutti e ammesse pure dagli stessi Spinelli:ne parliamo da anni, ne abbiamo dette di tutti i colori, chi in maniera più civile, chi viceversa in modo feroce ed estremamente fuori luogo (almeno per i toni usati). Dobbiamo continuare ancora? A chi giova un gioco simile? Soprattutto a che risultati ha portato in questi anni?
C'è un dato di fatto al momento; che il Livorno Calcio disputerà il prossimo campionato di C. Ci auguriamo con legittime ambizioni di primeggiare,ma ancora non ci è dato sapere chi sarà al comando.
La piazza e la città non attirano grossi investitori, inutile nasconderci dietro ad un dito o fare paragoni con realtà che sono più appetibili della nostra per svariati motivi. La vendita del Livorno passa anche da questo, e qualora la trattativa in corso dovesse subire una battuta d'arresto, ripartire con un ambiente coeso e la voglia di costruire insieme un futuro (e ormai necessario) passaggio di consegne dovrebbe essere un obiettivo comune.
Stesso discorso varrà in caso gli Spinelli "liberassero il Livorno", come una parte di tifosi grida a gran voce da tempo. La parte romantica del calcio è finita da un pezzo, che vi piaccia o no è così, e chiunque voglia venire ad investire nel calcio nella nostra città avrà bisogno di un ambiente sereno, e di tanta pazienza, specie in caso di proprietà straniera o neofita del panorama calcistico del nostro paese.
Non gioveranno a nessuno le polemiche sterili, le critiche a quei giocatori magari giovani che sbaglieranno una partita. La piazza dovrà remare unita cercando di riprendersi le categorie che contano. Perchè al di là di tutto è la piazza che deve meritare la categoria, non a parole,ma con i fatti
e la maturità che si mostra nel maneggiare certe situazioni. Altrimenti per la città si spalancheranno nuovamente le porte del semiprofessionismo, o anche peggio, come è stato per oltre 30 anni di storia.
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