Livorno – Centrocampista di quantità e funambolo instancabile, Claudio Grauso è stato uno dei protagonisti principali dei successi del Livorno di Aldo Spinelli, vestendo la casacca amaranto dal 2000 al 2005. All’ombra dei Quattro Mori è riuscito ad imporsi dalla serie C alla serie A, con prestazioni sempre eccellenti mostrando un forte attaccamento alla maglia e mettendo a segno gol importanti e di pregevole fattura.
Claudio, partiamo con un pensiero del grande Osvaldo Jaconi il quale ha affermato che il suo più grande orgoglio fu quello di vedere protagonisti in serie A giocatori, come te, che partirono dalla serie C.
“Concordo con il mister. E’ davvero una soddisfazione enorme plasmare e vedere crescere un gruppo di giocatori che poi riesce ad essere protagonista anche in altri contesti ed in categorie superiori. Alla base di tutto c’è l’alchimia e la magia che si crea nel gruppo e nello spogliatoio. Ed ora che alleno posso confermare questa cosa. Il gruppo è fondamentale anche per la crescita dei singoli. Il motto è vincere tutti insieme per il bene di tutti”.
Adesso che sei allenatore a chi ti ispiri di più di quelli avuti in passato (Jaconi, Donadoni, Mazzarri) e prediligi più il dialogo oppure no?
“A dire il vero non mi ispiro a nessuno ma non per spavalderia semplicemente perché sono cambiati i tempi. Prima c’era un modo diverso di allenare e di approcciarsi adesso si lascia molto più spazio all’istinto ed alle caratteristiche dei giocatori con molta più libertà e meno rigidità rispetto a prima. Per quanto riguarda il dialogo è ovvio che ci sia e che sia alla base di tutto... anche a fine primo tempo preferisco inizialmente far parlare i ragazzi farmi spiegare il loro modo di vedere la partita in modo da confrontarci per prendere le giuste soluzioni. Mi piace che loro capiscano quello che faccio e le decisioni che prendo”.
Per quanto riguarda la tua esperienza a Livorno. Sei arrivato come ragazzo e sei andato via come uomo e giocatore affermato.
“A Livorno sono stato alla grande. Arrivai da ragazzino e rimasi subito colpito dal calore che le persone avevano nei confronti dei veterani su tutti Igor Protti. Mi chiedevo se un giorno sarei potuto diventare un loro idolo e così fu anche se ovviamente in maniera ridotta rispetto ai vari Protti e Lucarelli. Ho vissuto una grande esperienza, non solo per le vittorie, ma anche per la grande alchimia creatasi in tutto l’ambiente tra società, squadra e tifosi. Era una seconda famiglia. In più la vera forza si vedeva nei momenti duri e difficili come le finali perse o magari alcune partite andate male, il pubblico ci sosteneva sempre e comunque. Sono ricordi intensi ed indelebili e magari che adesso le cose, per il Livorno, non vanno troppo bene i ricordi si fanno sentire ancora più forti e pressanti. Però sono convinto che il calcio sia ciclico e che dopo le sconfitte, prima o dopo, torneranno le vittorie. Sarà così anche per il Livorno. Certo rivivere le emozioni di quel periodo, con quella passione, con quell’amore con quel trasporto non sarà semplice”.
Hai già citato che il periodo attuale del Livorno non è positivo. Ti chiedo però che impressione ti fa vedere uno stadio praticamente vuoto in una città come Livorno dove il pubblico era la vera forza della squadra.
“Sinceramente non so darmi spiegazione di questo e purtroppo non sono neanche in grado di dirti che cosa bisogna fare per riportare la gente allo stadio. Poi da ex calciatore non mi fa impazzire parlare del presente perché non si conoscono le situazioni e le vicissitudini attuali. Il tempo passa e con esso anche le situazioni, le società, i giocatori e gli allenatori. Sinceramente non amo gli ex di tante squadre italiane che danno sentenze o che rimarcano continuamente il loro periodo d’oro. Sicuramente alla base di tutto ci sono i risultati, senza quelli ahimè tutto diventa più difficile. Ribadisco il calcio è ciclico. Poi secondo me è sempre meglio essere contestati allo stadio che vedere gli spalti vuoti. L’indifferenza, come in ogni ambito della vita, è davvero il punto più basso che si possa toccare. Spero che i gradoni dell’Ardenza tornino presto a popolarsi”.
Chiudo chiedendoti se un giorno magari potremo rivedere Claudio Grauso a Livorno nelle vesti di allenatore.
“Guarda voglio essere sincero. Sono di Torino e ho bambini piccoli. Sto allenando a pochi chilometri da casa tra l’altro in un centro stupendo come quello di Vinovo per una società grandiosa come la Juventus. Se mi facessero subito un contratto di vent’anni per continuare ad allenare qui firmerei subito. Non è mancanza di ambizione ma so come funziona il calcio e che giungla c’è la fuori. Inoltre per me l’amore della famiglia è imprescindibile. Certo se la vita dovesse portarmi a fare altre scelte sicuramente Livorno sarebbe al primo posto per il grande amore che conservo nel cuore per la città ed i suoi tifosi”.
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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