Livorno - Non è un caso, probabilmente, che il Livorno abbia giocato una delle migliori partite di quest'anno, riuscendo a vincere per la prima volta in trasferta, nel deserto del Bentegodi, in un sabato pomeriggio che tutti alla vigilia davano come bestiale e che invece, paradossalmente, ha visto la squadra fornire una prestazione di buon livello, almeno degna di chi, nonostante tutto, vuol far vedere che ha un onore da difendere. Non è un caso, dicevamo, che questo sia avvenuto in uno stadio senza spettatori, dove si è giocato a porte chiuse per via del coronavirus, perché il poco o nullo condizionamento ambientale dettato dall'assenza del pubblico ha innegabilmente dato ai giocatori quella serenità di cui, in questo momento, hanno evidente bisogno, consentendo loro di esprimersi al meglio.
Nessuno dice, sia chiaro, che i giocatori e la guida tecnica non abbiano le loro brave responsabilità, se la classifica del Livorno, nonostante la vittoria odierna, è ancora da dimenticare. Responsabilità, detto per inciso, che vanno divise tra tutti i componenti di un ambiente calcistico, a cominciare dalla società, la prima che ha sbagliato quest'anno come ha ammesso lo stesso presidente Spinelli, per finire con l'atteggiamento di alcune componenti della tifoseria che, per quanto comprensibile, non ha aiutato e non aiuta i giocatori ad esprimersi al meglio, per finire con noi giornalisti che, a volte, abbiamo sovrapposto le situazioni ed i deficit tecnici alle questioni societarie. Ma il successo corsaro ottenuto nel pomeriggio sul terreno del Chievo Verona dimostra che forse, se attorno a questi ragazzi ci fosse stata e ci fosse un po' più di serenità, se si riuscisse a scindere le questioni societarie e le lecite contestazioni ai vertici del club dalle problematiche tecniche, se si accettasse che questi ragazzi hanno dei limiti ma che se sostenuti per il bene della maglia possono migliorarsi, forse qualche risultato in più, questi stessi ragazzi, riuscirebbero ad ottenerlo, perché la sicurezza e il poter contare sul proprio pubblico, per qualunque squadra, è fondamentale. Il tutto fermo restando che la stagione in corso, ormai, può dirsi pregiudicata.
Oggi, dopo circa quattro mesi, il Livorno è tornato alla vittoria riuscendo ad espugnare il campo della propria bestia nera, il Chievo, sorprendendo piacevolmente per l'impegno e la determinazione, atteggiamenti evidentemente favoriti, come detto, dall'assenza di pressione che si è vissuta a Verona. Va comunque sottolineato che Breda ha messo in campo i più in forma e ha avuto da loro la giusta risposta. Adesso, da professionisti, gli amaranto dovranno dimostrare le loro qualità anche in ambienti meno "protetti" di uno stadio deserto, consapevoli che questa vittoria, al di là delle vicende societarie, può gettare un ponte tra la tifoseria e la squadra, tra l'ambiente e la maglia da sostenere.
La vittoria odierna, in ogni caso, dimostra che il Livorno non ha l'encefalogramma piatto e che, anche se la salvezza sembra un miraggio, questa squadra può avere la forza e la determinazione, se crede in sé stessa ed è aiutata a far ciò, per concludere la stagione salvando quantomeno l'onore e la faccia attraverso prestazioni degne di questo nome.
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