Livorno - Come oggi, trent'anni fa, l'Italia vinceva il Mundial spagnolo. Era l'11 luglio 1982, una domenica, e la Nazionale azzurra superò per 3 a 1 in finale la Germania Ovest a Madrid. La vittoria di quel mondiale fu il capolavoro di Bearzot. L'Italia, nella sua storia calcistica, ha vinto quattro volte il titolo di campione del mondo. Ma l'impresa di Spagna rimane ancora oggi l'impresa per eccellenza. L'Italia, prima di alzare la coppa del mondo al cielo, dovette infatti eliminare Argentina e Brasile, le due grandi favorite, quindi la Polonia in semifinale. E poi, al Bernabeu, regolò i tedeschi capitanati da Rumenigge.
Eppure la Nazionale aveva iniziato arrancando, all'italiana, con scialbi pareggi con Camerun, Polonia e Perù. Dopo quell'avvio non certo esaltante, per trovare concentrazione, i giocatori azzurri decisero il silenzio stampa. Fu quella l'arma segreta del successo? Tardelli, l'uomo dell'urlo dopo il secondo gol in finale contro i tedeschi, ha sempre detto che, in realtà, gli azzurri si aiutarono da soli. Come portavoce fu scelto il taciturno Zoff, portiere e capitano. Così iniziò la marcia trionfale. Due a uno all'Argentina con gol di Tardelli e Cabrini e con il memorabile duello fra Maradona e Gentile con tanto di maglia strappata all'argentino, tre a due al Brasile di Zico e Falcao, fenomenale ma presuntuoso, con tripletta di Rossi, l'eroe del Mundial, e due a zero alla Polonia di Boniek, che però quel giorno non giocò, nella semifinale marchiata a fuoco da una doppietta del solito Rossi. E l'11 luglio, la finale. Contro i tedeschi che hanno eliminato la Francia ai rigori, senza Antonioni infortunatosi contro la Polonia, gli azzurri iniziano con Graziani che si fa male dopo pochi minuti, Cabrini sbaglia un rigore, e con la sorte che sembra girare contro. Ma nulla scalfisce le certezze azzurre. Rossi, ancora lui, sblocca la partita ad inizio ripresa. E poco dopo Tardelli raddoppia. E' gol più visto e rivisto della storia del calcio italiano. Il gol, la pazza corsa, la rete che mette la coppa fra le mani di Zoff. Poi arriveranno il sigillo di Altobelli, col presidente degli italiani, Pertini, che in tribuna dice "non ci prendono più", e l'inutile rete di Breitner. L'arbitro brasiliano Coelho, dopo un paio di minuti di recupero, intercetta la palla e la solleva. Martellini grida tre volte al cielo il suo "campioni del mondo" e l'Italia entra nella storia. Il presidente partigiano non sta nella pelle. I mitici anni Ottanta, quelli della Milano da bere e dell'Italia quinta potenza economica del mondo e in crescita costante, sono ancora acerbi. Tutto sa di nuovo, tutto sembra proiettato verso il futuro.
Il Mundial spagnolo si concluderà con la famosa partita a scopone, sull'aereo del ritorno, con il presidente della Repubblica, Pertini, e capitan Zoff che sfidano Bearzot e Causio. I quali, in vena, vinceranno anche quella partita. Sul tavolo brilla la coppa. Pertini, una volta a terra, riconoscerà a Bearzot la qualità dell'uomo che non ci sta a perdere, mai, neppure a scopone scientifico.
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