Livorno – La città di Pescara e l’Abruzzo ospitarono i Giochi del Mediterraneo dal 26 giugno al 5 luglio 2009. Ventitré furono i Paesi coinvolti e ventotto le discipline in gara. L’Italia vinse il medagliere con 54 medaglie d’oro, 49 d’argento e 63 di bronzo per un totale di 176 podi conquistati.
Pescara fu il centro principale della diciassettesima edizione dei Giochi, ma le competizioni interessarono anche altre città con il coinvolgimento di tutte le province abruzzesi: Chieti, Teramo e naturalmente il capoluogo regionale L’Aquila.
Per ospitare gli atleti e garantire lo svolgimento delle gare vennero realizzati interventi di adeguamento e riqualificazione di diverse strutture sportive ed infrastrutture. Ed è stata, in sintesi, un’occasione che l’Abruzzo ha saputo sfruttare.
Lo stadio Adriatico di Pescara, che ospitò le principali cerimonie e molte competizioni, fu completamente ristrutturato ed ammodernato. L’intervento rappresentò uno degli investimenti più significativi sul patrimonio sportivo e ha consentito all’impianto di continuare a svolgere la funzione di principale impianto calcistico e sportivo abruzzese.
Un altro luogo simbolo dei Giochi furono le piscine Le Naiadi. Fu qui che il 27 giugno 2009 Federica Pellegrini stabilì il record mondiale dei 400 metri stile libero. Quel risultato contribuì a legare indissolubilmente il complesso sportivo alla storia della manifestazione e dello sport italiano.
Il patrimonio lasciato dai Giochi, tuttavia, non si limitò agli impianti sportivi. A Chieti venne realizzato il Villaggio Mediterraneo, concepito per ospitare le delegazioni durante la manifestazione e inserito in un più ampio progetto di trasformazione dell’area. Il Villaggio si è rivelato non solo una struttura al servizio dell’evento ma un intervento destinato a rimanere sul territorio.
Per sostenere la candidatura e la realizzazione dell’evento furono mobilitate ingenti risorse pubbliche. Stato centrale, Regione Abruzzo ed istituzioni locali, assieme al Coni, concorsero ognuna in modo diverso a sostenere la spesa complessiva che si calcola superò i 60 milioni di euro. Diversi e di varia entità, infatti, furono gli stanziamenti destinati all’organizzazione dei Giochi, alla realizzazione e al potenziamento degli impianti e agli interventi infrastrutturali.
È stato proprio il destino delle opere a rappresentare uno degli aspetti più interessanti del bilancio di Pescara 2009. Alcuni impianti hanno continuato a essere utilizzati ed a svolgere una funzione importante nella vita sportiva regionale. Altri hanno invece incontrato, nel corso degli anni, difficoltà legate alla manutenzione, alla gestione e alla sostenibilità economica. Il caso de Le Naiadi è significativo. Il complesso ha attraversato diverse fasi di crisi gestionale e periodi di difficoltà. Le vicende delle Naiadi, tuttavia, non possono essere attribuite automaticamente ai Giochi del Mediterraneo. I problemi emersi negli anni riguardano soprattutto la gestione e la manutenzione della struttura e devono essere valutati nel contesto delle diverse amministrazioni e gestioni che si sono succedute.
L’eredità di Pescara 2009 è quindi più complessa di un semplice bilancio tra opere realizzate e denaro speso. I Giochi permisero all’Abruzzo di dotarsi o di ammodernare strutture sportive e offrirono al territorio l’opportunità di acquisire esperienza nell’organizzazione di grandi eventi internazionale. Allo stesso tempo, la storia successiva di alcuni impianti ha evidenziato quanto sia difficile garantire nel tempo la piena funzionalità delle infrastrutture costruite o riqualificate in occasione di manifestazioni di questo tipo.
A distanza di tanti anni, ben diciassette, il vero bilancio di Pescara 2009 si gioca dunque sul lungo periodo. Il valore di un grande evento sportivo, è noto, non si misura soltanto nei dieci giorni delle competizioni, nei risultati degli atleti o nella visibilità internazionale ottenuta. Si misura anche nella capacità di trasformare gli investimenti legati all’evento in strutture efficienti, utilizzate dalla comunità e sostenibili nel tempo. Ed è questa, in definitiva, la principale eredità dei Giochi del Mediterraneo: un patrimonio che ancora oggi fa parte del territorio abruzzese, ma il cui valore dipende soprattutto dalla capacità di conservarlo, gestirlo e renderlo utile alle generazioni future.
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