Livorno – Nel dibattito sollevato da Amaranta circa la possibilità concreta che Livorno possa diventare un polo di riferimento per grandi eventi sportivi multidisciplinari, sollevato nell’osservare che a Taranto in questi giorni si sta svolgendo la ventesima edizione dei Giochi del Mediterraneo, interviene il sindaco di Livorno, Luca Salvetti, con l’intervista che sotto proponiamo.
Sindaco Salvetti, la città di Taranto, appena più grande di Livorno, è riuscita a farsi assegnare i Giochi del Mediterraneo. È possibile che anche Livorno possa diventare un polo di grandi eventi sportivi ed utilizzarli come strumento di sviluppo?
“L’idea è condivisibile, ma non credo che Livorno debba prendere esempio da Taranto. Può prendere esempio da tutti e da nessuno e, anzi, può diventare essa stessa un esempio. Penso al lavoro sulla riqualificazione degli impianti e all’impegno profuso per portare in città la Nazionale di basket o la Supercoppa di volley e molte altre manifestazioni. Il punto, per arrivare a dove dice lei, è fare un salto di qualità. Finora abbiamo ospitato eventi di discipline diverse. Una strategia più strutturata potrebbe fare di Livorno un polo di grandi eventi sportivi”.
Quale dovrebbe essere il ruolo delle istituzioni?
“Livorno può diventare un polo di riferimento solo se esiste una volontà precisa da parte del Governo e dello Stato. Un Comune, e aggiungo anche una Regione, non ha le risorse per sostenere da sola un’operazione di tale portata. Noi abbiamo impostato un lavoro sullo sport ottenendo risultati importanti con le nostre risorse. Ma per un evento di grande dimensione serve una sovrastruttura istituzionale che individui Livorno e metta a disposizione le risorse necessarie. Parliamo di cifre enormi. Un Comune può candidarsi e costruire un progetto, ma senza un intervento dello Stato non può realizzarlo. A Taranto è accaduto questo”.
Che cosa può fare concretamente un Comune?
“Può mettere in moto un percorso, costruire una candidatura, creare alleanze, coinvolgere il territorio e dimostrare di avere le condizioni per ospitare un evento. Ma poi deve esserci qualcuno che raccoglie la proposta e la garantisce economicamente”.
Cosa pensa dei Giochi di Taranto?
“Premesso che i Giochi del Mediterraneo non mi entusiasmano, per la città pugliese rappresentano l’occasione per lasciare a quella città un patrimonio di impianti sportivi che non aveva o che aveva in modo insufficiente. Ma bisogna poi vedere quale sarà il risultato complessivo. Taranto ha fatto anche scelte discutibili, soprattutto sul fronte dell’accoglienza. Le risorse del Governo non sono state utilizzate per far crescere il patrimonio ricettivo della città. Si è scelto di utilizzare delle navi per ospitare gli atleti. Sono arrivate, ora sono utilizzate, poi se ne andranno. Da questo punto di vista, quindi, a Taranto non resterà nulla”.
Livorno dispone di un importante patrimonio di impianti. Potrebbe essere, questa, la base per una strategia territoriale più ampia, magari assieme ad altre città toscane?
“Sì. Se ad esempio Firenze dovesse proporre una candidatura della Toscana a un grande evento, Livorno potrebbe essere una delle città chiamate a ospitare alcune discipline. C’è però un problema: i grandi eventi vengono proposti alle città, ma non necessariamente come vere occasioni di sviluppo. Penso alla Nazionale di basket. Abbiamo ospitato due partite e ogni volta abbiamo dovuto investire circa 40 mila euro, mentre la federazione trattiene gli incassi. Alla città rimane soprattutto la promozione dell’evento, ma per ottenerla deve investire risorse proprie. È un sistema che considero perverso”.
Come si può trasformare una spesa per un evento sportivo in un investimento?
“Serve un progetto. Non basta dire che vogliamo le Olimpiadi o un grande appuntamento, bisogna capire che cosa rimane quando l’evento sarà finito. Pensiamo a Torino dopo le Olimpiadi invernali. Tutto ciò che è stato realizzato può diventare più un problema che una risorsa se non viene adeguatamente valorizzato. Lo stesso discorso probabilmente varrà per Milano e Cortina. Il rischio è creare cattedrali nel deserto”.
A Taranto si è messo al centro del progetto dei Giochi del Mediterraneo la questione ambientale. Quale potrebbe essere, a Livorno, il beneficio strategico?
“La realtà livornese è diversa da quella tarantina. Abbiamo già avviato un processo di rivalorizzazione ambientale, dalla riconversione della bioraffineria allo spegnimento dell’inceneritore. Penso dunque soprattutto alla possibilità di rafforzare l’immagine di Livorno come città di mare. Un grande evento potrebbe accelerare anche la riqualificazione degli impianti sportivi. Abbiamo investito 5 milioni di euro nello stadio Picchi, distribuendo gli interventi nell’arco di sette anni, ma se arrivasse qualcuno con 25 milioni e realizzasse un nuovo stadio, allora sì che l’evento diventerebbe un’occasione di sviluppo”.
Per realizzare qualcosa di più importante occorre un sistema quantomeno regionale?
“Certamente. Se la Toscana volesse candidarsi a un grande evento, bisognerebbe capire quanto investe la Regione, come investe e quali sono le risorse disponibili. È facile dire ‘facciamo le Olimpiadi in Toscana’. Ma se il Cio dicesse che si fanno in Toscana, il giorno dopo il presidente della Regione dovrebbe andare a Roma e chiedere quanto il Governo vuole investire. Senza risposte precise, la Regione Toscana rischierebbe di andare a gambe all’aria”.
Quali manifestazioni, nel concreto, sarebbero compatibili con Livorno?
“Da una parte ci sono gli eventi multidisciplinari, come le Olimpiadi, i Mondiali, gli Europei di diversi sport, anche i Giochi del Mediterraneo, che richiedono un adeguamento complessivo degli impianti. Dall’altra ci sono gli sport per cui Livorno ha caratteristiche e tradizioni particolari. Organizzare atletica ad alti livelli è difficile perché il Campo scuola, anche con la nuova pista e il rifacimento della tribuna, non è un impianto in grado di ospitare una manifestazione al massimo livello internazionale. La scherma, invece, offre delle possibilità concrete. Livorno ha una grande tradizione ed i Mondiali di scherma potrebbero rappresentare un evento importante. E poi c’è il tennis. Mi piacerebbe riproporre, come fu nel 2004, la Coppa Davis. Oggi ci sarebbero esigenze diverse, ma il Modigliani Forum potrebbe ospitare una manifestazione di questo tipo”.
Il Modigliani Forum sarebbe quindi il principale punto di riferimento?
“Sì. È il nostro riferimento. È un palazzetto da 8 mila persone e in Italia ce ne sono pochi di queste dimensioni. Il Pala Macchia può ospitare alcune manifestazioni, ma è un impianto vetusto e ha una capienza di circa 3 mila spettatori. Il Modigliani Forum, invece, può essere appetibile per i Mondiali e, in prospettiva, anche per eventi olimpici”.
Per concludere, se potesse scegliere senza preoccuparsi dei vincoli economici, quale grande evento vorrebbe portare a Livorno?
“Mi piacerebbe che Livorno diventasse sede di una parte di una manifestazione più grande dei Giochi del Mediterraneo. Se Roma o Firenze prendessero le Olimpiadi, vedrei benissimo a Livorno le discipline legate al mare, dal windsurf al nuoto in acque libere alla vela. E, per la tradizione della città, la scherma. Il nostro palasport è all’altezza per basket e pallavolo e il Modigliani Forum potrebbe davvero rappresentare un’opportunità importante per molti eventi internazionali di primaria importanza”.
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