Livorno – Considero l’idea di proporre Livorno come sede dei Giochi del Mediterraneo, o in alternativa di altre competizioni internazionali in modo da fare della città un polo permanente di riferimento dello sport di alto livello, un’idea da non sottovalutare e anzi da approfondire.

Con stile ed eleganza, l’editoriale di Marco Ceccarini, a mio parere, mette in rilievo alcuni annosi limiti della mentalità livornese. E lo dico, sia chiaro, da livornese. Nella nostra città, infatti, a volte manca una visione di lungo respiro, pensata ed attuata con moderni approcci politico-imprenditoriali. A Livorno si tende spesso a privilegiare un approccio amministrativo di breve periodo, che consente di consolidare equilibri e consensi, piccole rendite di posizione, mentre si dovrebbe puntare con decisione su progetti certamente più impegnativi ma anche capaci di dare lustro internazionale alla città e di produrre risultati significativi e duraturi.

Taranto è una città in crisi da decenni. Eppure le sue amministrazioni, che negli ultimi mandati non sono state e non sono dissimili da quelle livornesi, hanno saputo sfruttare sinergie politiche anche con governi di orientamento diverso per ottenere i Giochi del Mediterraneo e attraverso essi una ricaduta positiva sull’intera area, perché un grande evento può portare introiti immediati e, auspicabilmente, anche futuri sull’economia cittadina e regionale, sul turismo, sullo sport e sulla nascita di nuove imprese. Non dimentichiamo che quando la città dei Due Mari riuscì a farsi affidare la kermesse mediterranea, nel 2019, era amministrata da una giunta di Centrosinistra e il governo nazionale era guidato da una coalizione che univa Cinque Stelle e Lega.

A Livorno, invece, si continua a puntare troppo su iniziative ed eventi di carattere ludico e gastronomico, sicuramente utili per animare la città e dare un po’ di sollievo alle attività commerciali e ai ristoratori locali, ma che da soli difficilmente possono rappresentare una strategia di sviluppo complessiva. Si potrebbero suggerire idee ed itinerari turistici, ma non è questa la sede. Mi limito ad osservare che a Livorno si discute e ci si confronta, tra maggioranza ed opposizione, sulla percentuale di croceristi che scelgono di restare in città, senza forse cogliere pienamente l’opportunità di progettare iniziative di maggiore respiro, come potrebbe essere, ad esempio, un evento sportivo di ampia portata organizzata su più giorni.

Si indica lo sport perché questo, in una città come Livorno, potrebbe davvero rappresentare un indiscusso motore di sviluppo. L’importante tradizione, in questo senso, rafforza questa prospettiva.

Un’amministrazione comunale non è certo l’unica istituzione da chiamare in causa quando si tratta di mettere in moto un percorso atto a portare all’organizzazione di grandi eventi sportivi. Ne siamo consapevoli. Tuttavia è quella da cui deve partire il progetto. È inoltre il terminale istituzionale più vicino ai cittadini. È ovvio, pertanto, che l’azione di un Comune sia quella che prima delle altre cade sotto la lente di ingrandimento della critica. E nel caso di specie, purtroppo, l’amministrazione livornese è da rimandare ad ottobre perché, a parte qualche singolo evento, non mi risulta che si sia mai provato a fare di Livorno una sede riconosciuta di grandi eventi sportivi.

La speranza è che questa discussione possa rappresentare uno spunto di riflessione e contribuire ad aprire un confronto costruttivo sulle prospettive della città, evitando, da parte di tutti, inutili puntualizzazioni e concentrandosi piuttosto sulle opportunità che Livorno, città dello sport, potrebbe offrire ma anche cogliere.

Paolo Verner, imprenditore spedizioniere, opinionista sportivo

Sezione: Generico / Data: Ven 28 agosto 2026 alle 23:48
Autore: Articolo Redazione
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