Livorno – Dal 13 al 25 giugno 1997 Bari ospitò la tredicesima edizione dei Giochi del Mediterraneo. Ventuno Paesi si incontrarono in Puglia per due settimane di competizioni, con 234 gare in programma e 742 medaglie in palio. Il cuore della manifestazione era Bari, ma il progetto aveva una dimensione regionale. Le gare si disputarono infatti anche a Foggia, Lecce, Taranto, Brindisi, Andria, Barletta, Bisceglie, Conversano, Castellaneta Marina, Fasano, Mola di Bari, Molfetta, Trani, Ruvo di Puglia e Santeramo in Colle. Una scelta significativa: i Giochi non dovevano essere soltanto un evento ospitato da una città, ma un’occasione per mettere in rete una parte consistente del territorio pugliese.

Sul numero complessivo degli atleti, la documentazione non è del tutto concorde: il dato di 2.956 compare nella documentazione circolata sui Giochi, mentre altre fonti riportano 3.473 partecipanti. Una differenza che rende prudente evitare di trasformare un dato controverso in una certezza statistica.

Per preparare i Giochi di Bari, lo Stato mise a disposizione 50 miliardi di lire destinati agli impianti sportivi. Non si trattò soltanto di costruire strutture nuove. Una parte importante degli investimenti servì a riqualificare impianti già esistenti. A Bari furono interessati, tra gli altri, lo stadio della Vittoria, il Pala Florio, l’ex Gil e lo stadio del Nuoto. Furono inoltre adeguati otto campi sportivi comunali: Bellavista, San Paolo, San Girolamo, Enziteto, Palese, Torre a Mare, Catino e Carbonara.

L’evento impose una scadenza precisa e quella scadenza trasformò progetti e programmi in cantieri. Il lascito dei Giochi, dunque, cominciò a prendere forma prima ancora che venisse accesa la fiamma.

Il caso del Pala Florio è emblematico. Uno degli impianti simbolo dei Giochi rimase chiuso per otto anni a causa di problemi statici, prima di essere riaperto nel 2010 dopo un intervento di consolidamento e ristrutturazione costato 4 milioni di euro. Da allora il palazzetto è tornato a essere una delle principali strutture sportive della città, ospitando campionati mondiali ed europei e numerose competizioni nazionali. La sua storia racconta bene che cosa significhi davvero l’eredità di un grande evento. Un impianto non resta nuovo per sempre: richiede manutenzione, investimenti, gestione e capacità di essere utilizzato. Il patrimonio costruito o riqualificato per una manifestazione può diventare una risorsa duratura, ma può anche trasformarsi in un costo se non viene seguito negli anni a venire.

Le strutture sportive rappresentano però soltanto una parte dell’eredità lasciata da Bari ’97. I Giochi obbligarono la città a costruire una macchina organizzativa capace di gestire un evento internazionale: sport, logistica, comunicazione, ospitalità, sicurezza, impianti e rapporti con le delegazioni straniere. È un patrimonio difficile da misurare e ancora più difficile da inserire in una voce di bilancio. Eppure potrebbe essere una delle eredità più importanti della manifestazione. Molti impianti che sono stati protagonisti dei Giochi del 1997 hanno continuato a ricoprire ruoli importanti nello sport italiano. Non a caso Bari, negli anni successivi, ha ospitato altri grandi eventi internazionali.

Bari ’97 aveva un’ambizione che andava oltre lo sport. La cerimonia inaugurale, nello stadio San Nicola, fu costruita intorno al Viaggio di Ulisse, una scelta coerente con l’immagine di una città che voleva presentarsi come porta del Mediterraneo. L’acqua divenne il simbolo più potente di quella visione. Ogni Paese, secondo tradizione, portò un’anfora contenente l’acqua del proprio mare e le diverse acque furono poi riunite in un unico contenitore. Il messaggio era semplice e potente: mari diversi, un unico Mediterraneo.

Era la stessa idea che Bari cercava di raccontare attraverso i Giochi: non una città ai margini, ma un punto centrale di una rete di relazioni capace di attraversare Europa, Africa e Medio Oriente.

Quasi trent’anni dopo, il bilancio di Bari ’97 non può essere soltanto celebrativo. La vera misura dell’eredità di un grande evento si trova negli anni che seguono la sua conclusione. Sono rimasti gli impianti che hanno continuato a funzionare. Alcuni sono stati ristrutturati, altri trasformati, altri ancora hanno mostrato inevitabilmente i segni del tempo. È rimasta in ogni caso l’esperienza di chi organizzò quella manifestazione. Sono rimaste le competenze accumulate da tecnici, dirigenti, amministratori e società sportive. Ed è rimasta una certa familiarità di Bari con i grandi appuntamenti internazionali.

Per questo il significato di quelle due settimane non si esaurisce nei risultati sportivi, nelle medaglie o nelle cerimonie. L’Italia, per inciso, vinse il medagliere con 73 ori, 62 argenti e 57 bronzi per un totale di 192 medaglie conquistate. Bari ’97 fu anche un grande esercizio di trasformazione: degli impianti, del territorio, delle competenze e, almeno nelle intenzioni, del modo in cui la città guardava al Mediterraneo. La sfida vera, allora come oggi, non era soltanto organizzare un grande evento. Era riuscire a farlo durare oltre la sua ultima giornata.

Sezione: Generico / Data: Dom 30 agosto 2026 alle 18:11
Autore: Marco Ceccarini
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