Livorno - Quando a lasciarci è una persona del calibro di Gigi Riva il sentimento generale non può che essere quello di profonda tristezza. A lasciarci, a 79 anni, a causa di un arresto cardiaco è uno di uno dei più forti giocatori italiani della storia e soprattutto un campione di rispetto ed eleganza. Il celebre soprannome regalatogli da Gianni Brera “Rombo di Tuono” è forse uno dei più appropriati di sempre, il suo calcio col piede sinistro avrebbe potuto creare agenti atmosferici di tale portata e i tanti portieri affrontati in carriera ne sono testimoni.
Nato nel 44' in provincia di Varese Riva nella sua carriera da calciatore ha vinto un Europeo nel 1968, è arrivato alla finale del mondiale messicano nel 70' ed ha ovviamente partecipato alla leggendaria semifinale Italia- Germania 4 a 3. Il suo gol, rientrando sul sinistro per calciare nell'angolo opposto è una lezione di calcio e di eleganza sportiva. Della Nazionale inoltre è ancora oggi il miglior marcatore di tutti i tempi in virtù dei 35 gol segnati in 42 presenze totali.
A livello di club è arrivato a Cagliari nel 1963 e da li ha deciso di non muoversi più rifiutando le offerte di tutti i grandi club del nord Italia. Tra le motivazioni di tale scelta sicuramente l' amore per un luogo magico come la Sardegna e per un popolo di cui si è sentito parte fin dal primo giorno. Con i rossoblu ha vinto lo Scudetto nel 1970 con a fianco Roberto Boninsegna e insieme al livornese Corrado Nastasio e l'amaranto nella vita di Riva non è rappresentato solo da Nastasio, il Cagliari campione d'Italia, infatti, nella stagione successiva venne a giocare proprio al Picchi il turno di Coppa Italia. 30 agosto 1970, Riva era presente, molte foto lo immortalano tra la gente, tuttaviaa vincere la gara, contro ogni pronostico, fu il Livorno per 2 a0 grazie ai gol di Unere e Martini.
Negli anni successivi “Rombo di Tuono” è stato capocannoniere della Serie A tre volte e ha poi smesso di giocare nel 1977 con 156 gol all'attivo. La sua incredibile carriera sportiva si è però fatta apprezzare anche fuori dal campo e nel 2006 era il team manager dell'Italia che vinse il Mondiale in Germania. Se è vero che la differenza tra un grande giocatore ed un Campione sta nella testa e nell'atteggiamento Riva è stato il primo dei campioni oltre che una autentica leggenda. Non a caso ha sempre ricevuto la stima e il rispetto di tutto un paese che adesso è costretto ad aggrapparsi ai soli ricordi, dalla magica rovesciata a Vicenza fino ai gol in maglia azzurra, pezzi di storia calcistica italiana difficilmente dimenticabili.
Autore: Andrea Mercurio / Twitter: @amarantanews
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