Le parole di Picchi junior, Protti e Lucarelli al talk sul calcio di una volta

28.05.2021 22:15 di Lorenzo Palma Twitter:    Vedi letture
Foto  di Armando Picchi
Foto di Armando Picchi

Livorno - Questo pomeriggio ai Bagni Fiume si sono svolti i due eventi conclusivi delle due giornate dedicate alla memoria di Armando Picchi, la “gabbionata” che ha visto partecipi ospiti di eccellenza come Massimiliano Allegri e Igor Protti e il talk show a cui hanno partecipato in seguito, tra gli altri, il figlio di Armando Picchi, Leo, Igor Protti e Cristiano Lucarelli.

Leo Picchi, il primo a parlare, racconta che “se c’è una cosa che mi dispiace di tutti questi anni lontano da Livorno è che il mio ‘salmastro’ si è un po' annacquato, però se c’è un tratto che mi accomuna a questa particolarità livornese è quella di non riuscire a tenere a freno la lingua”, poi in seguito ai ringraziamenti verso l’organizzazione da parte della cugina di Leo, Paola, si passa ad un breve intermezzo dove si racconta brevemente alcuni aneddoti relativi allo spettacolo di ieri ed alla vita di Armando Picchi.

Il microfono passa a Igor Protti che, rispondendo alla domanda sulla possibilità di un calcio più romantico e legato alla maglia piuttosto che ai soldi, è molto chiaro: “ No, ero molto piccolo quando Armando giocava ma ne ho sentito parlare dal mio babbo che, nonostante fosse milanista, conosceva a memoria la formazione dell’Inter, poi quando sono venuto a Livorno nel 1985 allora ho capito, era una persona particolare e speciale che nell’ambito sportivo dava questo insegnamento, di sacrificio e di appartenenza, la combattività, cercare di fare di tutto per superarsi. Mi piace pensare che questi due giorni siano un nuovo inizio, una ripartenza per un calcio diverso, dove si possa ritrovare questo tipo di attaccamento, nella vita e nello sport si guarda avanti ma non farebbe male ogni tanto darsi uno sguardo indietro.”

Il successivo è Cristiano Lucarelli che ricorda, come anche ieri sera (nota: il 27/05), che ”Ci sono tre momenti che mi legano ad Armando Picchi: per 4 anni ho indossato la maglietta della squadra che porta il suo nome, un campione dentro e fuori dal campo. Il secondo è nel 92/93 quando giocavo nel Cuoiopelli e venni invitato a fare una settimana ad Appiano Gentile ad allenarmi con l’Inter, mi ricordo c’erano Zenga e Sammer. Mi ricordo un lunedì che mi si avvicinò un dirigente dell’Inter di cui tutt’ora non so il nome e mi disse che l’ultimo livornese avuto ad appiano gentile era stato Armando Picchi. Qualche anno dopo arrivai a Torino con Sandro Mazzola come direttore sportivo e non passava un giorno senza che Mazzola mi raccontasse un aneddoto su Picchi, me ne ricordo uno di una partita a Bucarest dove ci fu un invasione di campo e Picchi si mise a difesa della porta dello spogliatoio dei suoi compagni ‘armato’ delle sue scarpette coi tacchetti a sei di ferro.”

Nel finale c’è anche spazio per altri interessanti interventi che rendono assolutamente soddisfatti del risultato di questa commemorazione e che fanno auspicare che non sia un evento isolato ma che si ripeta ogni anno.