Da Mommio, il Piombino, il Messina, il Livorno

09.10.2022 11:44 di Gordiano Lupi   vedi letture
Stefano Da Mommio
Stefano Da Mommio
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Piombino – Stefano Da Mommio è quasi mio coetaneo, nasce il 19 luglio del 1961, pochi mesi dopo di me, posso dire che insieme c’innamoriamo del calcio, con risultati parecchio diversi, ché lui è l’ultimo grande calciatore uscito dal Magona, cresciuto da allenatori come Edo Semplici e Giuliano Cioni, una scuola tutta grinta e passione, ma anche tecnica pura. Andrea Luci, infatti, nel Piombino non ha mai giocato, proviene dalla scuola calcio del Salivoli, ma pure di lui - sempre in attività - prima o poi dovremo parlare.

Oggi tocca a Stefano, che conosco da sempre, suo nonno Alfredo era il capo squadra di mio padre, in ferrovia, sulla linea Piombino-Campiglia, e quando andò in pensione gli lasciò in dote casa cantoniera e ruolo di lavoro. Quando ero piccolo ricordo bene Alfredo, uomo scherzoso e simpatico che mi faceva sempre la solita domanda: cosa fa un per otto? Io, come un coglione, rispondevo sempre otto, e lui ribatteva: no, fa le pere! (un perotto, inteso come pianta).

A parte i ricordi d’infanzia, si parlava di Stefano, che come calciatore nasce centrocampista, ben presto gli allenatori lo vedono troppo alto per il ruolo e lo impiegano in difesa, a svolgere un compito delicato in un periodo storico caratterizzato da marcature a uomo: il libero, un calciatore dai piedi buoni (alla Armando Picchi, per intenderci) chiamato a dirigere il reparto difensivo davanti al portiere.

Semplici e Cioni, allenatori intransigenti e capaci di motivare, contribuiscono a creare la personalità forte e carismatica di Da Mommio, che impara presto a farsi rispettare, sia dagli arbitri che dagli avversari. Ne so qualcosa, ché con Stefano in campo ci siamo incontrati diverse volte, in ruoli diversi, io arbitro e lui leader della difesa, tanto che in alcune occasioni mi è toccato estrarre il cartellino giallo per placare il suo ardore agonistico.

Viene convocato in prima squadra a soli 17 anni, in Serie D, con Favilli allenatore, che non ha il coraggio di buttare un giovane nella mischia di un campionato difficile. Il vero esordio avviene nelle ultime sei partite del campionato di serie D, stagione 1978-79, allenatore il burbero e rissoso Magherini, prima partita ufficiale in Sardegna, a Carbonia, dove il terreno di gioco è tutto polvere e sassi.

Stefano Da Mommio è un giocatore dai piedi buoni e dalle grandi doti atletiche, viene convocato per la rappresentativa Lazio-Sardegna-Toscana, disputa il Torneo delle Regioni al Magona, segna due reti e si mette in mostra, al punto che si fa avanti la Roma di Luciano Moggi. Ennio Della Schiava, in quel periodo dirigente del Piombino, per due volte concorda il provino con la società giallorossa, ma gli appuntamenti non vanno a buon fine, quindi la possibile cessione sfuma definitivamente. E’ il Piombino del Presidente Irio Camarri, degna persona, che investe molto nella squadra e nel 1979-80 prova a vincere il campionato, allestendo una compagine di tutto rispetto, allenata prima da Pazzi e nel finale da Coscetti, che - complice infortuni e malasorte - finisce addirittura in Promozione, retrocessa al terzultimo posto. Da Mommio disputa 31 partite e segna due reti.

Stefano resta a Piombino anche per le due stagioni successive, nel campionato di Promozione, che gli sta davvero stretto, deve fare il servizio militare e salta qualche partita, ma quando gioca si fa sentire, anche se il Piombino vivacchia a metà classifica (45 partite in due anni e 9 reti, da difensore).

A questo punto Da Mommio decide di lasciare Piombino per provare a calcare terreni e categorie di maggior prestigio; gioca a Rosignano per tre stagioni (1982-85), dove fa il capitano, viene convocato per la rappresentativa di serie D, si toglie la soddisfazione di disputare alcuni tornei in Brasile e in Canada. Passa a Santa Croce sull’Arno con la Cuoiopelli, prima Interregionale (così era chiamata la serie D), vince il campionato, quindi è promosso in C2.

Stefano fa bene ad allontanarsi da Piombino, perché sono anni tristi per il calcio locale e un giocatore come lui deve tentare la scalata verso il mondo del professionismo. L’occasione della vita giunge nel 1987, quando lo vuole il Messina del professor Franco Scoglio, in serie B, dove gioca titolare inamovibile per tre stagioni, accanto a gente come Totò Schillaci, e segna pure due reti.

Giuseppe Papadopulo è il suo mentore, ex calciatore della Lazio, quindi mister del Cecina, lo conosce bene e consiglia alla società messinese di prenderlo in prova. Stefano fa così buona impressione che i siciliani non lo mollano per tre stagioni, disputate alla grande, al Giovanni Celeste, con un allenatore carismatico e una tifoseria importante.

Un ricordo indelebile di quel periodo è un Milan-Messina di Coppa Italia, a San Siro, contro la squadra guidata da Arrigo Sacchi. Da Mommio in tempi recenti è stato di nuovo a Messina, ospite dei tifosi, per rievocare quei tempi, in uno stadio ormai troppo cambiato, che dal 2002 è stato sostituito dal San Filippo (oggi Franco Scoglio, 40 mila posti a sedere, contro i 12 mila del Celeste), anche se il Messina disputa solo la serie C.

A trent’anni il declino di un calciatore è inevitabile, purtroppo la serie A resta un sogno, ma è bello anche scendere in C2 se a chiamarti è il Livorno, che vanta una tifoseria da far invidia a realtà maggiori. Peccato che a fine campionato 1990-91 la società fallisca e per Da Mommio si apra un periodo nero, con un anno di totale inattività, che potrebbe portarlo ad accettare le offerte del Piombino (in Promozione).

Stefano resiste alle lusinghe di Guido Ansaldi e in attesa di tempi migliori si dedica a lavorare nell’attività di famiglia, allenandosi in proprio. Scelta giusta, ancora una volta, perché nel 1992-93 il Livorno lo richiama per vincere il campionato Nazionale Dilettanti (31 presenze e 3 reti), quindi ancora C2 con gli amaranto, dove si infortuna alla mandibola e chiude la stagione con 26 presenze e un solo gol.

Non è ancora finita, perché il Cecina, neopromosso in C2, cerca un giocatore d’esperienza per dirigere la difesa. Da Mommio calca il terreno di gioco di via Marconi per due stagioni, gioca 53 partite e segna tre reti, lasciando un buon ricordo anche in maglia rossoblu.

Scarpette al chiodo nel 1996, a 35 anni, per chiudere con il calcio in maniera definitiva, ché lui non vuol fare l’allenatore, neppure delle giovanili.

Oggi, di tanto in tanto, lo puoi incontrare al Magona a veder giocare il Piombino, di fatto si dedica ad altro, il calcio resta solo come passione, vissuta dall’esterno, come ricordo di un grande passato.