Livorno – La retrocessione sul campo in Serie D è sempre più vicina. La squadra, senza il supporto dei suoi tifosi a causa certo della pandemia da Covid-19 ma anche per la disaffezione che in città vi è rispetto alla formazione amaranto, non sembra onestamente avere le capacità tecniche e la forza mentale per evitare la discesa. Tuttavia, in sé, la retrocessione non sarebbe un dramma, se tutto quanto sta accadendo non accadesse nel quadro di un progetto di dismissione societaria che, allo stato dei fatti, sembra il frutto di qualcosa che è maturato e si è cristallizzato nel tempo. Ed è questo il punto vero su cui riflettere.
E’ innegabile che in questi ultimi anni, senza possibilità di far nulla, abbiamo assistito a un'evoluzione della situazione oggettivamente inspiegabile che, al di là di ogni ragione o valutazione, ha portato il club nelle assurde condizioni in cui si trova adesso.
La sconfitta sul campo, nello sport, ci può anche stare. Retrocedere e riprogrammare è sempre possibile. Tuttavia la netta sensazione è che gli attuali proprietari e in particolare gli Spinelli non siano interessati a garantire un futuro degno di questo nome alla squadra amaranto. Questo, sia chiaro, al di là delle persone che in questi ultimi mesi hanno tentato di far uscire il Livorno dal tunnel in cui è entrato e al di là dei nomi che si sono succeduti ed ancora si accavallano come possibili acquirenti.
La speranza di sbagliare, quando si parla di certe cose, c’è sempre. Ma la netta sensazione è che questo gioco di scatole cinesi, alla fine, non porterà a niente di buono. Il Livorno, questo Livorno, sembra destinato a concludere il suo percorso al termine di questa stagione. Ma non per fallimento, almeno non formalmente e non subito, bensì per consunzione ed impossibilità concreta di proseguire il percorso.
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