Busto Arsizio (VA). Il Livorno esce dallo Stadio Carlo Speroni con un punticino che altro non fa che allungare l’agonia di una situazione terminale. Le speranze sono ormai ridotte a una percentuale infinitesimale e, soprattutto, dipendono, oltre che dalla vittoria nell’ultima di campionato, da una concomitanza di risultati esterni che una combinazione vincente al Superenalotto sarebbe più probabile.
La matematica non ha ancora emesso il suo verdetto, lo farà domenica 2 maggio intorno all’ora del desinare. Tutto fa pensare a una minestra ghiaccia e sciocca anche se è giusto crederci fino alla fine. Nella logica retributiva che regola l’immaginario dello sport in generale e del calcio in particolare, il Livorno non merita il mantenimento della categoria per tutta una serie di errori che, come dice mister Amelia, ci hanno accompagnato dall’inizio del torneo.
Errori in campo, tanti. Errori fuori dal campo, un po’ meno ma molto più determinanti. E ora la classifica chiede il conto. E il conto va pagato. La colpa morì fanciulla ma nel nostro caso c’è poco da sbagliare nel caso qualcuno volesse puntare il dito. A una giornata dalla fine e in queste condizioni di classifica è troppo tardi anche per quello.
E anche a cercare un qualcosa di positivo in questa stagione indecorosa non è facile. Purtroppo non c’è niente da salvare e l’unico spunto di riflessione ottimistico potrebbe essere solo quello di una lezione di cui far tesoro per la gestione della società nell’anno che verrà. Peggio di così non si può fare.
Per gli innamorati del Livorno sono veramente tempi bui.
Pro Patria – Livorno 2 : 2
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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