Livorno – Abbiamo passato 118 giorni senza vedere giocare il Livorno. Sono stati quasi quatto mesi di dolore e ansia, di stenti e di privazioni, di sacrifici e di restrizioni. Sono stati quasi quattro mesi terribili di morti e di funerali non celebrati. Sono stati quasi quattro mesi di paure per noi e per i nostri cari, di paure per il presente, per il futuro e per il condizionale. Quasi quattro mesi senza potersi muovere in libertà. Quattro mesi così non li ha mai vissuti nessuno, nemmeno quelli delle vecchie generazioni. In questo periodo, abbiamo visto chiudere scuole, uffici pubblici e privati, industrie, piccole medie imprese, luoghi di ritrovo e divertimento. In questo periodo, abbiamo visto chiudere i campi di calcio, così come tutti gli altri impianti sportivi d’Italia, d’Europa e del mondo. In questo periodo ci siamo fatti tante domande senza darci nessuna risposta anche se, da qualche parte, la risposta c’era.
Poi è arrivato il giorno in cui siamo potuti tornare a tifare amaranto e questa è stata una grande vittoria per tutti. E allora, come ai bei tempi, ci siamo messi davanti alla Tv, alla Web Tv, ad ascoltare la radio per sentirsi vivi e normali come ai bei tempi. Come ai tempi normali. Per Livorno-Cittadella, ognuno a modo suo, ha dato il meglio di sé per la maglia amaranto con la stessa immutata passione. Il Livorno ha perso e lo ha fatto meritatamente. Chi se ne capisce di vita più che di calcio non poteva aspettarsi qualcosa di diverso. 118 giorni di quarantena non potevano risolvere i problemi tecnici e societari del Livorno Calcio che vanno avanti da una vita. Ci saranno tempi e modi per poterli risolvere con intelligenza e razionalità. Magari con un pizzico in più di onestà intellettuale.
In una sala stampa regolamentata dalle disposizioni governative in merito al distanziamento sociale, parla solo l’esordiente mister Filippini. È straziato da un dolore che solo chi l’ha provato può capire. In questi 118 giorni di merda, lui ha perso quella donna che lo ha messo al mondo e che lo ha fatto diventare uomo prima che calciatore e allenatore di una squadra di calcio. Ora non ce l’ha, e non ce l’avrà più per il resto dei suoi giorni. The show must go on. Le credenziali per fare bene, quest’anno o l’anno prossimo, le ha tutte. Lui non può fare smart working. Lui ha il compito di risanare una stagione ingloriosa e costruire qualcosa per il futuro, se qualcuno lo ascolta.
Chi si aspettava un risultato diverso con il Cittadella non capisce niente né di calcio e né di vita. Oggi (ieri, n.d.r), abbiamo visto giocare il Livorno. Questa è una vittoria.
Livorno – Cittadella: 0 – 2
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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