Livorno - Parla Danilo Mariani, direttore generale del Livorno, e il suo è un comunicato che vuole far luce su diversi punti non chiari dell'attuale situazione societaria amaranto. Un testo lungo, dettagliato, in cui il direttore generale affronta diverse questioni, dal suo rapporto con Carrano, a quello con Heller, per finire con gli altri soci e con la necessità di fare il possibile per salvare il Livorno calcio da un fallimento che avrebbe dell'incredibile. 

L'esordio è  esplicativo del rapporto che Mariani ha con Heller e con il gruppo Carrano: “Sono stato chiamato a Livorno per risanare la società. Faccio questo di mestiere da oltre trent'anni. Vero è che chi mi ha incaricato è il dott. Heller per i rapporti che abbiamo tra il nostro Istituto e la Fondazione Roma Capitale. Non conoscevo Rosario Carrano se non come membro di una famiglia importante e rispettabile conosciuta per una storia importante nel settore del credito. Sono qui per raggiungere un obbiettivo preciso che è quello di rimettere in salute la Società". 

Mariani, in altre oarole, chiarisce di essere stato chiamato da Heller a gestire il Livorno calcio e di non aver avuto alcun rapporto con Carrano prima dell'attuale avventura in terra labronica.

Sul suo operato tecnico alla data di oggi, lunedì 7 dicembre, e sui problemi del Livorno come gli si sono palesati al suo arrivo, il 21 ottobre scorso, precisa: "Ho proposto Agostinelli come responsabile del Settore Tecnico per la sua indiscussa professionalità e competenza. Il Settore Giovanile è da rifondare come da riformare sono tutti gli accordi con strutture e impianti che in questi anni hanno abusato della leggerezza della gestione societaria. All’interno della sede ho trovato persone in gamba e capaci e così tra i campi e i magazzini ma anche altre persone poco chiare che più che mostrare hanno nascosto facendo davvero male a questa società. Ho conosciuto Verdolini e il diesse Rubino e devo dire due ottimi professionisti che hanno lavorato duro e stanno arrangiandosi nel portare serenità all’ambiente".

Il direttore generale amaranto prosegue poi andando al nocciolo della questione, l'attuale situazione societaria e i rapporti con i soci in assemblea: "L’avv Paolo De Persis e il dott. Alessandro Miccini stanno lavorando duramente almeno per riordinare ogni problematica fiscale e legale con l’ottimo risultato di aver traghettato l’assemblea dei soci alla delibera alla unanimità dell’aumento del capitale sociale. La liquidità che serve è importante e a me non interessa da chi arriva ma ciò che mi interessa sopra ogni cosa è sapere che ci sarà per le prossime scadenze. So che anche Carrano ha contestato il mio incarico nell’ultimo Cda e questo renderà chiaro a tutti che io non sono schierato con nessuno. Io devo portare avanti il mio incarico e lo farò fino ad una eventuale revoca. E ci sarò con chi e per chi avrà realmente intenzione di portare avanti questa società con fatti e non con chiacchiere. Sento parlare di corsi e ricorsi storici che lasciano il tempo che trovano".

Mariani tiene presente di non essere schierato e di voler solamente fare il suo lavoro per provare a risolvere questa situazione, ma dipende tutto dagli attuali soci del Livorno provvedere con l'ingresso di liquidità fresche al corretto proseguimento della società. 

Da qui poi l'attacco, frontale, a Rosettano Navarra, da cui ha ereditato la gestione societaria. Mariani cerca di spiegare dettagliatamente la situazione come gli si è presentata: "Appena arrivato ho travato una situazione disastrosa: giocatori regalati e svincolati, tra agosto e settembre, che oggi avrebbero fatto davvero comodo alla società non solo in termini economici ma anche sul campo e dei quali nessuno sa darmi risposte. E nessuno si è preoccupato di sostituirli. E vi assicuro che non è per gli importanti stipendi. L’unica cessione che produrrà un guadagno è quella di Bogdan (che mai avrei ceduto) programmata per il 2023 e 2024. Ho scritto al Presidente Ghirelli rappresentando nei particolari quanto appena sopra riportato così nel dettaglio che potrebbe far partire una inchiesta. Navarra continua a denigrare la mia persona ma io non lo conosco. Mi incontra a Palazzo mi saluta e poi sparla di me: evidentemente sono una persona “fastidiosa” perché 8 giocatori non li avrei mai fatti uscire senza alcun giustificativo. Quando ho chiesto di parlargli al mio arrivo a Livorno mi ha fatto rispondere dal suo Avvocato dicendo che non aveva intenzione di parlarmi. Ferretti non l’ho mai visto". Parole che fanno luce sul ruolo di Rosettano Navarra e sul suo operato da presidente del Livorno nei primi mesi di gestione, oltre a infittire il mistero su dove siano finiti i ricavi derivati dalla cessione di alcuni giocatori durante la gestione dell'imprenditore di Ferentino.  

Ultimo capitolo, la fideiussione presentata e poi rifiutata; una questione spinosa sulla quale Mariani prova a fare luce e spiegare quello che è successo: "La fidejussione è vera e reale ma non è gradita pertanto la stiamo sostituendo. Se dovessimo andare in contestazione ne avremmo ogni ragione in quanto altre Società, non solo italiane, hanno utilizzato lo stesso prodotto anche lo scorso anno sia per e l’iscrizione che per il mercato così come per questo anno in corso e pertanto sicuramente testata e certificata. Non è possibile contestare una garanzia dopo diverso tempo e dopo averla approvata, e dopo e senza alcun parere dell’organo di Controllo di Banca d’Italia. Ripeto che non sono parte di nessuno ma del mio lavoro e dei miei obbiettivi che sono in capo ad un progetto importante”. 

Parole che fanno riflettere e uno sfogo di un dirigente che pretende quantomeno chiarezza sulla sua posizione e sul lavoro che sta facendo per il Livorno calcio, respingendo le accuse di cui è stato fatto bersaglio e spronando i soci ad adempiere al loro dovere per il bene esclusivo di questo sodalizio sportivo. 

Sezione: Calcio / Data: Lun 07 dicembre 2020 alle 23:56
Autore: Carlo Grandi
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