Livorno – Tra gli ex giocatori che hanno legato il loro nome al Livorno, rimanendo nel cuore della tifoseria, c’è sicuramente Fabio Galante, difensore amaranto per sei anni, dal 2004 al 2010, quasi sempre in Serie A. Anche a lui abbiamo chiesto un parere in relazione alla situazione di crisi che sta vivendo il Livorno, dopo l’esclusione dal campionato di Serie D e all’indomani del percorso individuato dal sindaco Luca Salvetti per salvare la massima squadra di calcio cittadina.
Galante in esclusiva ad Amaranta.it ha affermato: “Spinelli, dopo aver fatto bene, ha chiuso la sua esperienza a Livorno nel peggiore dei modi. Prima ha ceduto il club a persone inadeguate ponendo la società in una condizione che definire difficile è un eufemismo, poi non ha fatto nulla per salvare il salvabile. Non nascondo di provare tanta tristezza nel vedere la squadra in questa situazione. Quello che mi ha fatto più male, in questi ultimi mesi, è la società allo sbando, gestita da dirigenti inadeguati, come ben dimostra il risultato finale”.
Galante, nel 2012, mise l’allora presidente Aldo Spinelli in contatto con un gruppo interessato ad acquisire il Livorno, ma “la trattativa non decollò e comunque non ero parte di essa”. Di recente il suo nome è stato nuovamente accostato ad operazioni di questo genere, anche se “in realtà il mio è stato solo l’interesse di un ex giocatore, rimasto legato a quella maglia, che soffre nel vedere la fine che ha fatto”. Oggi invece, suo malgrado, Galante osserva da fuori quanto sta accadendo e si augura che “il Livorno possa riprendere il cammino e tornare in alto”.
“Ho letto del percorso individuato dal sindaco Salvetti e mi auguro che vada a buon fine”, ha aggiunto Galante. “Il mio augurio è che, alla fine, il club venga preso e rilanciato da un imprenditore o da un cartello in grado di farlo tornare nelle alte sfere del calcio italiano”. E ancora: “Non credo in indiani, cinesi, americani e quant’altro, almeno non in una situazione come quella odierna del Livorno, ma in imprenditori italiani, meglio se toscani, che vogliono bene a Livorno e al Livorno”.
“Mi auguro che i veri responsabili dello scempio, che secondo me sono i soci che hanno guidato il club, oltre a Spinelli, gente che ha dimostrato di non avere le capacità economiche e dirigenziali per mantenere una società di calcio professionistica, non si mettano ad appesantire la situazione con ricorsi inutili ed impugnazioni che, a mio avviso, avrebbero il solo fine di allungare l’agonia, ma per i quali sarebbero poi ulteriormente responsabili di fronte alla città di Livorno, all’opinione pubblica e al mondo sportivo e calcistico italiano”, ha concluso l’ex difensore.
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