Livorno - L’imprenditore milanese Franco Favilla, 54 anni, è il presidente ed amministratore delegato della Seasif Holding, multinazionale con sede a Cipro che opera in molti Paesi del mondo e ha interessi diversificati, dalle assicurazioni al mercato immobiliare, dalle costruzioni alla produzione e alla commercializzazione dell’oro, del petrolio e del carburante ecologico. Il gruppo ha un fatturato di circa 700 milioni di dollari l’anno (quasi 600 milioni di euro, ndr) e Favilla ha presentato un’offerta per acquisire il Livorno calcio. Con la sconfitta interna subita oggi dalla Pro Sesto, la squadra amaranto è scesa mestamente di categoria. Abbiamo dunque intervistato l’ingegner Favilla, che ha parlato in esclusiva ad Amaranta.it.
Ingegner Favilla, cominciamo dalla fine. Il Livorno è appena retrocesso in Serie D. Da tempo però lei ha presentato una proposta d’acquisto del club. Che risposta ha avuto?
“Al momento, nessuna. Vediamo nelle prossime ore. Come Seasif Holding abbiamo fatto pervenire tre lettere per manifestare la nostra intenzione, comunque anticipata dal presidente Giorgio Heller nell’interesse della società. Ho anche partecipato a un consiglio d’amministrazione. La risposta che abbiamo avuto, per adesso, è il silenzio”.
In che cosa consiste, esattamente, la vostra offerta?
“Siamo pronti ad investire subito due milioni e mezzo di euro che possono arrivare fino a dieci milioni nel giro di due o tre anni. Occorre ricostruire, se non tutto, sicuramente molto. Chiediamo tuttavia che ci venga consegnata una società libera dai debiti pregressi. Eventualmente saremmo anche disposti a valutare il mantenimento in società, ovviamente in quota minoritaria, di qualcuno degli attuali soci”.
La retrocessione pregiudica il vostro interesse?
“Non ho mai fatto una questione di categoria in relazione al nostro interesse e ciò confermo”.
Per rilanciare una società calcistica occorrono molti soldi. Siete consapevoli di questo?
“Assolutamente sì. Aggiungo anzi che i migliori calciatori, il Livorno, li ha persi durante la stagione per problemi societari e che retrocedendo ne perderà altri. Ci sarà dunque da ricostruire una squadra degna di questo nome e per questo occorrerà investire. Ma è un percorso che non ci spaventa. Ripeto, abbiamo pronti due milioni e mezzo solo per iniziare e sappiamo che gli investimenti non possono essere fatti in due minuti ma vanno programmati. Tempo, quantomeno all’inizio, non ne avremmo molto, ma ciò nonostante pensiamo di poter far bene”.
Perché investire in una società di calcio appena retrocessa?
“L’investimento nel mondo dello sport fa parte delle nostre strategie di gruppo. Sappiamo benissimo che non c’è da guadagnare. Ma investiamo nello sport in America e ci farebbe piacere farlo anche in Italia”.
E perché il Livorno?
“Premesso che in Italia il calcio è lo sport di gran lunga più seguito e che dà maggiore visibilità, il Livorno è un club storico del calcio italiano, che ha vissuto momenti importanti anche di recente, così come momenti meno gloriosi. Però di sicuro è una piazza dove, volendo fare calcio, è possibile farlo con qualche ambizione e una proiezione futura. Una condizione, questa, per me imprescindibile”.
E’ vero che vi è interesse, da parte vostra, a ristrutturare lo stadio?
“Sì, nel senso che, se dovessimo prelevare il Livorno, saremmo pronti ad investire nello stadio, ristrutturando l’impianto esistente all’Ardenza od eventualmente costruendone uno nuovo con un adeguato centro sportivo di proprietà. Ma il nostro interesse per il club, in ogni caso, prescinde dall’ipotesi stadio”.
Come sarebbe il vostro Livorno?
“Una società in linea con i nostri orientamenti aziendali, ovvero serietà, efficienza, rispetto delle regole, ma soprattutto organizzazione e raggiungimento dei risultati”.
Il rapporto con i tifosi?
“I tifosi, la piazza, sono fondamentali per far decollare un progetto sportivo come quello che potrebbe riguardare il Livorno”.
C’è qualcosa che vuol dire ai livornesi e ai tifosi della squadra amaranto in un momento così delicato?
“Voglio mandare loro il più grosso in bocca al lupo per una pronta risalita della squadra. Se verremo noi della Seasif Holding, questa risalita la faremo assieme. Se invece l’attuale proprietà rimarrà e non passerà la mano, auguro comunque al Livorno di tornare a calcare entro breve i campi delle categorie che maggiormente merita”.
Per concludere, c’è qualcosa che vuol dire ad Aldo Spinelli e agli altri attuali soci del Livorno?
“Sì, che come Seasif, se ci sarà la possibilità, rilanceremmo il grande progetto calcistico che ha contraddistinto gran parte dell’avventura societaria di Spinelli. Noi vogliamo fare un grande Livorno e siamo pronti a partire dalla Serie D per ridare gloria alla maglia amaranto”.
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