Livorno - “Ho convocato questa conferenza per poter salutare e ringraziare tutti. Sono stati due mesi molto intensi, per ovvie motivazioni non possiamo salutarci dal vivo anche se l’avrei desiderato”.
Lo ha detto Marco Amelia nel corso di una conferenza telematica organizzata su Zoom. L’ex portiere, ancora visibilmente provato dalla retrocessione della squadra, ha precisato: “Non conosco il mio futuro, da adesso torno ad essere tifoso del Livorno e a seguire le vicende sperando che la squadra possa tornare protagonista il prima possibile. Non chiudo la porta al Livorno ma prima voglio che venga fatta chiarezza sulla programmazione visto che oggi vi sono molti punti di domanda. Ad ora ho ricevuto molte chiamate da altre squadre ma non ho incontrato nessuno per rispetto del mio lavoro e del Livorno, prima di incontrare altre realtà voglio vedere cosa succede qui. Dopo la partita ho sentito Aimo e Heller e con loro ho condiviso l’amarezza del risultato, adesso loro dovranno essere bravi a riprogrammare il futuro che, per adesso, non mi riguarda più da vicino.””
L’ingrediente utile a far ripartire il Livorno per Amelia è uno ed è l’unità: “Si deve ripartire da una visione comune che parta da chi gestisce la società e arrivi fino ai tifosi. L’unità crea i presupposti per far bene, se si vive una situazione come questa in cui ogni socio ha un diverso punto di vista è chiaro che poi emergono i problemi. Chiarite ai tifosi quelle che sono le intenzioni della società il primo tassello è già al suo posto. So benissimo che ormai da anni la piazza è contro la famiglia Spinelli, io personalmente in questi due mesi ho sentito l’ex patron solo in occasione della scomparsa di sua moglie per cui non so dirvi quelle che sono le sue intenzioni ma spero che questa situazione si possa aggiustare il prima possibile perché sono sicuro che sotto alla cenere c’è un fuoco, rappresentato dai tifosi, pronto a riemergere.”
“Sono a favore della presenza delle bandiere in società- ha aggiunto Amelia sempre riferendosi al futuro del Livorno- la presenza di ex giocatori rappresentativi può aumentare il senso di appartenenza e creare uno stretto legame con i tifosi. Senza guardare solo a coloro che non giocano più è utile che dentro gli spogliatoi ci possano essere giocatori a rappresentanza della livornesità, in futuro spero che questo aspetto venga preso in considerazione.”
Inevitabile poi tornare sulla drammatica partita di domenica contro la Pro Sesto che ha sancito la sanguinosa retrocessione: “Ho visto la partita tre volte e sono ancora molto amareggiato. Abbiamo fatto la gara ma non abbiamo giocato con velocità per attaccare, credo che con la fiducia del poter osare avremmo potuto alzare la percentuale di vittoria, c’è rammarico perché se anche una delle due occasioni più clamorose fossero entrate probabilmente oggi saremmo stati tranquillamente dentro i playout.
Un altro aspetto determinante della stagione è stata l’assenza di pubblico: "Io sono convinto che domenica con il pubblico sarebbe finita diversamente, i tifosi sono una risorsa e su questo si deve ripartire. Quando da ragazzo decisi di venire a giocare a Livorno fu perchè ricordo che rimasi estasiato dalle immagini dello stadio, dobbiamo tornare a quella passione.”
Chiosa finale sulla possibilità di ripescaggio: “La situazione oggi è molto particolare e sono praticamente sicuro che molte società avranno problemi a pagare tutte le mensilità e la successiva iscrizione entro il prossimo 30 giugno. So benissimo che dovrebbero cambiare alcune regole perché noi siamo stati penalizzati però tenete conto che sulle irregolarità sui pagamenti siamo stati assolti e adesso siamo pienamente in regola, credo che per poter ripartire devono essere fatte delle correzioni in corsa e il Livorno dovrà essere bravo a farsi trovare in regola qualora ci fossero dei ripescaggi.”
Autore: Matteo Gargini / Twitter: @amarantanews
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