Livorno - Sono complessivamente ventidue, distribuiti tra serie B e serie C, i precedenti confronti in campionato tra Perugia e Livorno. Venti di questi ventidue incontri sono stati disputati tra il 1959 e il 1972 e diciotto di essi hanno visto Guido Mazzetti sedere su una delle due panchine: prima su quella del Perugia, poi su quella del Livorno e poi, ancora, su quella del Perugia. E’ difficile trovare nei campionati professionistici nazionali una sfida che, al pari di Perugia - Livorno, sia così fortemente caratterizzata, anche a livello temporale, da una medesima figura di allenatore: per analizzare tutto questo e molto altro, nei giorni scorsi, noi di Amaranta ci siamo lasciati condurre fino a Perugia per parlarne con Guglielmo Mazzetti (detto Mimmi, ndr) che, sul padre Guido ha scritto un  libro, recentemente uscito in libreria, dal titolo “il Sor Guido Mazzetti la sua vita, il suo calcio”.

Allora, Guglielmo: da dove nasce l’idea di scrivere un libro su tuo padre?
E’ presto detto, caro Gianluca: io non ho figli e, scrivendo un libro su mio padre, ho provato a rappresentare in questo modo l’affetto di un figlio per il proprio genitore, allo scopo di lasciare ai posteri il ricordo vivo di un uomo che ha dato tanto al calcio, lo sport che ha amato più di ogni altra cosa nella sua vita terrena. Tengo a dire, tuttavia, che il mio non è semplicemente un libro di calcio o un libro sul calcio, ma è la storia di un uomo, dei suoi affetti e delle sue emozioni, che ha attraversato il Novecento, dedicandosi ad una sua grande passione.

A cosa ti riferisci in particolare, con questa tua puntualizzazione?
Mi riferisco al fatto che, sulla base di ricerche da me personalmente effettuate, sono venuto a sapere che mio padre Guido ha avuto un ruolo attivo nella Resistenza, contribuendo anche alla nascita del Partito d’Azione qui a Perugia. Era l’estate del 1943 e la Seconda Guerra Mondiale era in pieno svolgimento, i campionati agonistici nazionali erano stati sospesi per motivi bellici e lui, non potendo essere utile alla causa dell’Udinese (sua squadra di allora, ndr) era tornato a vivere stabilmente nella “sua” Perugia, la città che lo aveva adottato già da qualche anno: qui, dalla sua insospettabile posizione di sportivo, dedicò le proprie energie alla lotta antifascista mettendosi a disposizione della liberazione del proprio Paese dal nazifascismo. Nei primi mesi del 1944, poco prima che i fascisti si ritirassero a Salò, mio padre fu ammanettato e portato al comando tedesco perché stava distribuendo dei volantini a sostegno del Comitato di Liberazione Nazionale. Il comandante tedesco, dinanzi al quale fu portato mio padre, fu molto esplicito: Guido avrebbe avuto salva la vita solo se avesse svelato i nomi dei suoi complici. A seguito del suo prolungato silenzio, fu condotto dinanzi al plotone d’esecuzione e, su ordine dell’allora Prefetto di Perugia, fu risparmiato per il suo ruolo di sportivo e fu fatto oggetto di una sparatoria a salve. L’attività compiuta da mio padre al servizio dell’antifascismo fu riconosciuta con il rilascio di un Certificato al Patriota da parte del Generale Alexander, il quale anticipò di poco la sua nomina da parte del Comune di Perugia ad Assessore alla pesca del lago Trasimeno: ma il richiamo dell’attività agonistica, una volta terminata la guerra, fu più forte di qualsiasi altra cosa e mio padre tornò a calcare i campi di gioco già nel 1945, vestendo la maglia del Napoli.

Ma ripartiamo pure dall’inizio: parlami dell’infanzia e del primo vero amore di tuo padre, il gioco del calcio.
Guido Mazzetti nasce a Loiano (Bo) nel 1916 e, trasferendosi a Bologna presso lo zio materno, conobbe ben presto il gioco del calcio: nel 1930, era già un giocatore impiegato nelle formazioni giovanili della società rossoblu. A quei tempi, il Bologna era “lo squadrone che tremare il mondo fa”e presidente della società emiliana era il compianto Renato Dall’Ara. In quanto a ruolo in campo, Guido Mazzetti era una mezz’ala rapida e dinamica, dotata di un tiro secco e preciso: fu lo stesso presidente Dall’Ara, che lo definiva affettuosamente “Magnozzino”, a consigliargli di andare a giocare in prestito per evitare di rimanere chiuso dai grandi del Bologna del tempo. La sua carriera di calciatore, prima, e di calciatore – allenatore, dopo, fu tutto sommato discreta: disputò buoni campionati con le maglie di Parma, Juve Stabia, Perugia e Ternana in serie C e conobbe la ribalta della serie B, prima e dopo la guerra, vestendo le maglie di Udinese e Napoli. Oltrechè dalla guerra, la sua carriera di agonista fu fortemente penalizzata dal continuo riacutizzarsi di uno strappo muscolare mai adeguatamente curato: purtroppo, a quei tempi, non esistevano le strumentazioni mediche che esistono oggi e non era infrequente che, ogni due – tre mesi di campionato, mio padre fosse costretto a rinunciare a giocare per un certo numero di domeniche.

Non potendo ripercorrere una per una le oltre cinquanta stagioni sportive che hanno visto come protagonista tuo padre in altrettanti anni di calcio, ti cito io tre date: 1938, 1946 e 1962. Cosa hai da dirmi in proposito?
Si tratta di tre date fondamentali nella storia di mio padre, come uomo e come allenatore. Al 1938, risale il primo incontro di mio padre con Perugia: fu per lui la prima di diciotto stagioni (quattro da giocatore e quattordici da allenatore, ndr) con il Grifone dipinto sul petto. Il suo acquisto da parte della società umbra fu reso possibile da un ex giocatore del Perugia, suo compagno di squadra alla Juve Stabia, che lo consigliò ai dirigenti del Perugia, con cui era rimasto in buoni rapporti. A Perugia Guido conobbe la donna che sarebbe diventata mia madre e pose le fondamenta per la nascita della nostra famiglia. Nel 1946, invece, Guido Mazzetti diventa Mister Mazzetti: aveva da poco compiuto 30 anni e il Siracusa, società che militava nel girone C della serie B di allora, lo assunse con il doppio incarico di allenatore – giocatore. Nell’estate del 1962, infine, vi fu il primo incontro con Livorno: papà accettò le lusinghe della società del presidente Ardisson, sposando il progetto della società labronica di conquistare la promozione in serie B nell’arco di due anni.

Guglielmo, siamo in prossimità di un turno di campionato in cui si troveranno l’una di fronte all’altra due delle tre squadre (la terza è il Catania, ndr) a cui tuo padre Guido era più legato: sono sicuro che nella tua memoria di figlio e di cronista hai scolpito tanti ricordi riguardo agli incontri tra queste due squadre. Mi sbaglio?
No, davvero. Le sfide tra Perugia e Livorno e tra Livorno e Perugia furono sempre molto intense per la famiglia Mazzetti perché mio padre allenò il Livorno subito dopo aver allenato il Perugia e, dopo l’esperienza di Livorno, tornò ad allenare il Perugia. Vado in ordine cronologico.

Se penso a un Livorno – Perugia, il mio punto di riferimento non può non essere Livorno – Perugia 1-2 del 7 aprile 1963. Il Livorno era reduce da un’importantissima vittoria ottenuta all’Ardenza una settimana prima contro il Prato capoclassifica e, soprattutto, da sette risultati utili consecutivi che lo avevano proiettato al terzo posto in classifica. La partita doveva giocarsi nel mese di febbraio, ma fu posticipata ad aprile in seguito ad un’intensa nevicata, che aveva stranamente interessato la città labronica il giorno 3. Il primo tempo si chiuse in parità, 0-0; il secondo tempo, invece, vide il risultato stabilizzarsi sul punteggio di 2-1: non bastò al Livorno pareggiare con un autogol il vantaggio degli umbri siglato da Moratelli perché Giancarlo Roffi, livornese e unico giocatore tra i ventidue in campo che mio padre non aveva avuto alle sue dipendenze, siglò il gol del definitivo 2-1 per gli umbri.

Se penso ad un Perugia – Livorno, invece, mi viene in mente Perugia – Livorno 0-1 del 26 gennaio 1964, anno della promozione in serie B del Livorno con papà in panchina: come vedi, entrambi i ricordi sono legati a mio padre in maglia amaranto. Vinse il Livorno con un gol di Cartasegna al 12’ del secondo tempo, in casa di un Perugia che viaggiava a centro classifica. (1-continua)    

 

Sezione: Altro Calcio / Data: Mer 16 dicembre 2015 alle 19:30
Autore: Gianluca Andreuccetti
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