Livorno – Il campo dà e il campo toglie. A volte succede con una logica retributiva evidente, altre, le più, con un criterio inintelligibile e derisorio. Giochi bene e non fai risultato, giochi così e così e porti a casa tre punti che valgono il doppio. Chi si intende di calcio afferma che i tre punti del derby sono un bottino eccessivo per la prestazione del Livorno, quanto meno sotto l’aspetto tecnico e tattico. Secondo il mister, il Livorno di oggi, quello che ha sconfitto di misura il Pisa su autogol aggiudicandosi l’ennesimo derby, è uno dei peggiori, se non il peggiore, visto quest’anno. Ma chi si intende di calcio sa anche che nel tabellino ci sono voci che non si compilano e non si leggono. Al di là delle statistiche, della percentuale di possesso palla, delle conclusioni dentro e fuori lo specchio della porta, dei passaggi completati e sbagliati, ci sono anche concetti come cattiveria agonistica, voglia di vincere a tutti i costi, determinazione e concentrazione, spirito di sacrificio e attaccamento alla maglia, rabbia per quando la fortuna ti ha girato le spalle.
E poi c’è la sofferenza, quella di tutti. Chi si intende di calcio sa benissimo che questi parametri di valutazione valgono molto di più di quello che poi rimane scritto negli almanacchi. Tutto questo lo sa benissimo anche chi, di calcio, non ne sa niente ma nel cuore ha un solo colore. Nel gioco più bello del mondo, la differenza la fa sempre una maglia più o meno impregnata di sudore. Nella partita con il Pisa, le maglie sudate non sono state solo le quattordici che hanno giocato. Ci sono anche quelle di chi non ha messo piede in campo, dello staff, della dirigenza e di altri 10664 sportivi tutti in piedi ad applaudire allo stadio. Senza contare quelle degli Amaranto sparsi in giro per il mondo.
Dopo il mister e le sue eloquenti parole, parla quello con la fascia al braccio. Quello che, dopo una settimana infernale, ha voluto esserci ad ogni costo e si è reso protagonista di una prestazione encomiabile. Queste le parole di Andrea Luci, capitano del Livorno. “Abbiamo fatto partite belle e le abbiamo perse, questa è una partita brutta che non andava giocata, andava vinta, quindi, così è stato e va bene così”.
Dopo la standing ovation sotto la curva di tutta la squadra, rimangono in due a festeggiare con i tifosi. Insieme al capitano, c’è anche un montenegrino dalle idee molto chiare. Filip Raičević: “I derby non si giocano, si vincono”. Ed ancora. “Non conta essere belli, bisogna essere brutti e cattivi per portare a casa il risultato. Oggi ne abbiamo dato dimostrazione: non abbiamo fatto una grandissima partita sotto il profilo del gioco ed abbiamo vinto grazie ad un’autorete, ma così ancora è più bello”.
Unica nota stonata in una giornata da orgasmo. Causa forza maggiore, il derby delle coreografie l’ha vinto il Pisa.
Livorno – Pisa: 1 – 0
Autore: Emilio Guardavilla / Twitter: @amarantanews
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