Livorno – Difensore arcigno ed elegante, con uno spiccato senso del gol a dispetto della sua posizione in campo, Maurizio Vincioni è ricordato ancora oggi come uno dei giocatori più apprezzati dalla piazza amaranto. Leader carismatico, in campo e fuori, ha saputo farsi apprezzare sin da subito dalla sempre esigente tifoseria diventandone in poco tempo un simbolo al pari dei vari Bonaldi, Marcato e Scalzo.

‘Vincio’, hai vestito l’amaranto per due anni dal 96 al 98 collezionando 63 presenze e 14 reti. Che ricordi di quegli anni a distanza di tanto tempo?

“In effetti sono passati praticamente trent’anni dalla mia esperienza in amaranto. Sono stati due anni importanti vissuti davvero intensamente con un trasporto emotivo enorme. Mi sono trovato benissimo sia con la città che con la tifoseria, i compagni di squadra e tutto l’ambiente. Due anni che sono indelebili e rimarranno dentro di me per sempre”.

In quei due anni a Livorno, una promozione conquistata ed un’altra sfiorata. Che differenze tra il primo e il secondo anno e che cosa non ha funzionato nel secondo per far si che centraste nuovamente la promozione?

“Allora, il primo anno avevamo quasi l’obbligo di dover vincere il campionato, infatti, ci giocammo la promozione testa a testa con la Ternana. Furono decisive le sconfitte nel giro di una settimana contro proprio la Ternana e la Maceratese, in quel frangente perdemmo punti importanti e non riuscimmo più a colmare il gap. Ci rifacemmo però ai play-off vincendo tutte e tre le gare e centrando la promozione. Per quanto riguarda il secondo anno invece, nonostante fossimo una neopromossa, dopo le nove vittorie consecutive iniziali capimmo che potevamo davvero ambire alla serie B nonostante ci fossero contro di noi squadre forti e blasonate. Purtroppo, incappammo in una penalizzazione di 4 punti per presunto illecito sportivo che condizionò il nostro cammino. Poi perdemmo immeritatamente la finale dove ci furono traverse (De Vincenzo), salvataggi sulla linea (Bonaldi) ed una serie di concomitanze sfortunate. Il ricordo più forte di quei due anni fu però senza dubbio il derby di andata col Pisa che tornava dopo tanti anni. Un’emozione unica e fortissima”.

Parliamo del tuo addio a Livorno. Tra l’altro segnasti anche un gol da ex. Nonostante questo, sei ancora molto amato a Livorno...

“Diciamo che il mio addio avvenne perché il Modena mi offriva un contratto più allettante con un ingaggio superiore a quello che percepivo a Livorno. Di comune accordo decidemmo così per la separazione. Per quanto riguarda la partita dove tornai da ex penso che fui fischiato così tanto soprattutto per il grande amore e affetto che la piazza nutriva nei miei confronti e la mia esultanza fu così marcata proprio perché era una reazione a quei fischi. Nessuno ha mancato di rispetto a nessuno, ne i tifosi fischiandomi ne io esultando era solo il frutto del grande amore sbocciato negli anni scorsi. Sarebbe stato peggio se ci fosse stata indifferenza”.

Senti ancora qualcuno dei compagni dell’epoca?

“Andrea Persia allena qua vicino a me quindi ci sentiamo spesso, tra l’altro è molto molto bravo. Sento spesso Ramacciotti, giocatore dal grande talento che secondo me avrebbe potuto ottenere di più nel corso della sua carriera ricordo che anche in allenamento spesso e volentieri mi metteva in difficoltà. Poi sento anche Micco, Boccafogli e mister Stringara”.

Parliamo proprio di mister Stringara. Quanto è stato importante per te e cosa ti ha dato?

“Allora semplicemente lui è stato il vero artefice delle nostre fortune l’anno della C1 che ci portò a sfiorare la serie B. Il merito è tutto suo. Lo dico perché, al di la dell’affetto che ci lega fuori del campo, è la pura e semplice realtà. Inoltre oltre ad essere un grandissimo allenatore era leale, schietto e sincero e amava dire le cose in faccia proprio come piace a me”.

Quale è oggi il tuo rapporto col mondo del calcio, tanti tuoi ex colleghi hanno preferito uscirne dopo aver terminato la carriera da calciatore?

“La mia ultima esperienza col mondo del calcio professionistico è stata nel 2010 al fianco di mister Stringara a Cava de Tirreni. Ma ho deciso di lasciare per stare vicino alla mia famiglia e soprattutto a mio figlio che aveva 15 anni all’epoca. Ad oggi come altri ho quindi abbandonato il mondo del calcio”.

Ci sono degli aneddoti particolari che ti piacerebbe ricordare a distanza di tanti anni dalla tua esperienza a Livorno?

“L’aneddoto più interessante riguarda la partita di andata nel derby col Pisa l’anno della promozione. Quando arrivammo allo Stadio poco dopo mezzogiorno gli spalti erano già stracolmi e quando andammo a fare il sopralluogo sul campo incrociai lo sguardo di Luca Marcato, altro mio grandissimo amico, che mi guardava e piangeva. Poi mentre rientravamo negli spogliatoi mi disse che per lui era uno spettacolo mai visto prima facendomi venire i brividi. Brividi che ho ancora oggi nel raccontare questo episodio. Li capimmo la grandezza del popolo livornese e quanto ci stesse vicino”.

Un’ultima domanda. Segui ancora il Livorno e se in fondo al cuore speri di tornarci un giorno nonostante il calcio non faccia più parte della tua vita?

“Certo che lo seguo! Tra l’altro recentemente ha vinto sul campo del Guidonia qua vicino a dove vivo. In futuro chissà mai dire mai, penso sia il desiderio di chiunque tornare dove si è stati bene e dove sei stato tanto amato. Vorrei a tal proposito inviare un saluto ad una persona speciale e tifosissima del Livorno che si chiama Fiorella. È sempre stata vicino a me e alla mia famiglia, una persona straordinaria a cui auguro il meglio. Sempre forza Livorno!”.

Sezione: Calcio / Data: Mar 27 gennaio 2026 alle 23:16
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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