Livorno - Esattamente settanta anni fa, il 4 maggio 1949, si compiva la tragedia di Superga, il colle sopra la città di Torino dove l'aereo che riportava in Italia la squadra del Torino si schiantò sul muraglione della basilica che sorge su quella collina. Era un giorno di pioggia. Nell'incidente, avvenuto alle 17.03, persero la vita trentuno persone, tutti i calciatori del Toro che erano sull'aereo, i membri dello staff granata e l'equipaggio del veivolo affittato dal presidente Novo per la trasferta in Portogallo.
Già all'epoca la formazione granata, allenata dall'inglese Lievesley e supervisionata tecnicamente dall'ungherese Erbstein, era conosciuta con l'appellativo di Grande Torino. Era considerata la squadra più forte del mondo. Nel 1943 era stata la prima squadra italiana a fare la doppietta, cioè a vincere sia il campionato che la coppa Italia. Il Grande Torino, in quegli anni, vinse cinque scudetti consecutivi ed infranse tutti i record. Mai la Nazionale italiana è stata composta per nove undicesimi da giocatori della stessa squadra, come accadde in quello scorcio di anni Quaranta con i giocatori del Toro.
Oggi, settanta anni dopo, non si risparmiano i ricordi e le celebrazioni di quegli eroi di un calcio che non c'è più. Ieri, venerdì 3 maggio, il Torino ha brillantemente reso omaggio alla memoria dei suoi miti imponendo il pareggio alla Juventus allo Juve Stadium in un derby dominato proprio dai granata. E ai granata rende omaggio anche Amaranta.it, espressione giornalistica dello sport e del calcio lvornese. Proprio il Livorno fu la fiera antagonista di quella mitica formazione nel campionato 1942-43, il primo del ciclo del Grande Torino. La squadra amaranto è stata l'unica ad aver espugnato (1 a 2 con reti di Loik per i torinisti, Zidarich e Degano per gli amaranto, ndr) lo stadio Filadelfia, quello del "quarto d'ora granata" e delle iperbole calcistiche di Loik, Gabetto e Mazzola.
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