Livorno - Una giornata particolare. Come il celebre titolo del film. Questa è stata quella vissuta a Livorno con l'arrivo della tappa del Giro d'Italia. Doveva esserlo, perché dal lontano 1981 la corsa rosa non arrivava in città, quando vinse Moreno Argentin; lo è stata in maniera un po' diversa, perché quando finisce la vita di un futuro padre di famiglia di neanche 27 anni non ci si può girare dall'altra parte. Epperò è stata lo stesso una festa per coloro che hanno gremito i bordi delle strade dove la carovana passava (si parla di oltre 30mila presenze), sorridenti, gioiosi, con tanti tributi a Weylandt. Certo, sarebbe stato bello assistere a scatti, tattiche, fughe, arrivi magari in volata, ma ingiusto verso il corridore belga; lo spettacolo è andato e doveva andare avanti, ma fare finta di niente no. C'era comunque felicità, perché il ciclismo ha un fascino eterno che neanche gli ultimi 10-15 anni di scandali causati dal doping hanno scalfito, perché la città di Livorno era al centro dell'attenzione di tutta Italia per diverse ore, perché nonostante quello che era successo ventiquattro ore prima c'era la voglia di essere lì, di vedere la maglia rosa o il proprio corridore preferito. Intere famiglie sul lungomare invaso anche quando le biciclette erano ancora a Forte dei Marmi, stivato il piazzale del Santuario della Madonna a Montenero, ovunque pieno di gente se si eccettua il viale di Antignano, anche se la vicinanza alla Terrazza Mascagni avrà fatto dirottare molti sportivi direttamente là. Bambini festanti che prendevano d'assalto le bancarelle che vendevano i prodotti ufficiali del Giro andati a ruba e poi, quando i corridori entravano a Stagno, tutti ai maxischermi a fare il conto alla rovescia per i chilometri che mancavano all'arrivo. Si sapeva da stamani come sarebbe finita la tappa, col giusto arrivo all'unisono ad i primi nove posti dei corridori della Leopard, ma non importava; il pubblico ha vissuto la corsa come se si trattasse di una frazione "vera", con un arrivo al cardiopalma ed anche per il piacere di vedere i bei luoghi della città ripresi dalla televisione di Stato, infine lo sportivissimo applauso lungo almeno un paio di minuti dedicato a chi ha tagliato il traguardo piangendo per il compagno di squadra che non c'è più. E poi? Smobilitazione. L'organizzazione non aspetta. Subito a smontare tribune e palchi vari, perché non c'è tempo da perdere: domani in mattinata bisogna essere pronti ad Orvieto, dove i ciclisti arriveranno nel pomeriggio dopo essere partiti da Piombino. Smontata la struttura del traguardo dove campeggiava la scritta "Livorno" e forse anche un po' di malinconia mentre lo si vedeva fare. Mica dovremo aspettare un altro trentennio? A presto, Giro d'Italia.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 10 maggio 2011 alle 20:25
Autore: Lorenzo Corradi
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