Livorno – Molti sono coloro che immaginano e pregustano un attacco amaranto guidato da Paulinho Betanin, a detta degli esperti uno dei giocatori che più si è imposto in questa stagione sul palcoscenico della Lega Pro, esplodendo letteralmente nelle file del Sorrento. Molti attendo il ritorno del figliol prodigo, ormai cresciuto, poichè il suo cartellino appartiene al Livorno, avendolo acquistato nell'estate del 2004 dallo Juventude squadra carioca dove il giocatore è cresciuto.
Tuttavia è bene disattandere le speranze di questi tifosi, o quantomeno ricondurle ad un certo realismo, poichè tutti gli indizi sembrano condurre il brasiliano ben lontano dal rivestire la casacca amaranto.
Il primo segnale avverso arriva proprio dalle recenti dichiarazioni dello stesso Paulinho, il quale, dispiaciuto di non poter giocare il primo turno dei play-off contro il titolato Hellas Verona a causa della frattura all'omero sinistro riportata nella partita contro il Sud Tirol, ha affermato candidamente il suo amore per la squadra in cui effettivamente si è consacrato, in caso di promozione dei rossoneri la sua volontà è sicuramente quella di restare in Campania.
Si tratta indubbiamente di un grande gesto d'attaccamento alla maglia, ma quanto effettivamente disinteressato? Quante volte abbiamo ascoltato parole simili da altri giocatori, quanto c'è di vero? Non lasciamoci ingannare dalle impressioni a caldo ed andiamo avanti con gli indizi.
Andrea Bagnoli, ex attaccante del Livorno negli anni novanta ed oggi procuratore di Paulinho, non ha nascosto un certo timore per un eventuale rimpatriata del suo assistito in una piazza difficile come quella labronica, lamentando una certa tendenza della tifoseria ad etichettare i giocatori che non convincono, condizionandone in questo modo le prestazioni.
La sua preoccupazione è che egli possa bruciarsi a Livorno gettando al vento quanto appena raccolto in prestito e dunque ha tenuto furbescamente a precisare che l'attaccante è attualmente l'unico amaranto ad avere un vero e proprio mercato, l'unico che può rappresentare una pedina di scambio su cui puntare per avere un buon ritorno. Le considerazioni di Bagnoli in effetti sono veritiere, figlie di un personaggio che ben conosce l'ambiente ed il suo mestiere, quello a cui sembra alludere è infatti la nomea di bidone che è stata affibbiata al carioca durante la sua permanenza nella città portuale, quindi ha richiamato saggiamente il senso degli affari e del guadagno che contraddistingue il presidente Spinelli, gettando un amo appetitoso. Forse troppo appetitoso.
Aldo Spinelli infatti, terzo indizio, ha preso la palla al balzo e senza parlare di mercato ha fatto comprendere che Paulinho non se la sente di tornare a Livorno, indicando con queste parole, neanche troppo criptiche, che molto probabilmente la plusvalenza del cartellino ha avuto un rialzo talmente repentino da dover sfruttare nell'immediate.
In parole povere Paulinho ha raggiunto la sua valutazione massima attraverso due stagioni perfette in Prima Divisione, trattenerlo rappresenterebe più un rischio che un investimento.
Questi tre indizi, come direbbe il personaggio letterario di Arthur Conan Doyle, fanno una prova, una prova presunta che induce ad una volontà societaria di monetizzazione che incontra le intenzioni e le ambizioni della punta nel cimentarsi in un'altra realtà, in un luogo dove possa mettersi in mostra senza fare i conti con i fantasmi del passato.
Il futuro prossimo di Paulinho sembra diviso principalmente tra Chievo ed Atalanta, anche se sembra concreto l'interesse del Bari che vede in lui il sostituto ideale di Barreto.
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