Piombino - Una giornata di primavera al Magona, come tante di troppi anni fa, ma diversa, sottofondo di triste abbandono, campionato finito ma si deve giocare, purtroppo. E chissà perché mi viene alla mente una canzone di Enzo Jannacci, colonna sonora d’un film di tempi perduti con Tognazzi e la Muti. Vincenzina davanti alla fabbrica, con un foulard fuori moda, la faccia davanti al cancello, guarda la fabbrica come se non c’è altro che fabbrica, sente odor di pulito, la fatica che è in fabbrica. E l’operaio pensa al Milan che non vince più, il suo Rivera che non fa gol, zero a zero anche ieri, neppure il sollievo della squadra che vince e sconfigge i padroni, i pensieri, la vita, la tristezza che c’è. Vincenzina davanti alla fabbrica, in fondo vuol bene alla fabbrica, non sa che la vita giù in fabbrica non c’è, e se pure c’è non sa mica com’è.
Ecco, chissà perché da un po’ di tempo quando entro al Magona mi parte questa colonna sonora mentale, forse perché manca proprio la fabbrica, il fumo che usciva da ciminiere lontane, forse aiutava a sognare.
E manca pure il Piombino sul campo, come il Milan d’un Rivera che non segna più, e se la partita finisse zero a zero sarebbe qualcosa, invece perde di brutto, ogni domenica, anche col San Miniato Basso cinque a uno per gli ospiti e via andare, per restare a Jannacci. E allora è inutile scrivere la cronaca d’una partita dove han giocato soltanto ragazzi, dire che in fondo il Piombino perdeva due a uno fino a pochi minuti dal termine, resta il fatto che poi gli avversari ne han fatti altri tre. Pensare a domani, mercoledì 30 marzo, che incontriamo il Livorno riporta a Enzo Jannacci e Beppe Viola, al tema di Vincenzina che guarda la fabbrica, viso appoggiato ai cancelli, un operaio e il suo Rivera che non gioca più, una rete mancata.
Ecco, non abbiamo neppure la soddisfazione di andare in fabbrica con una squadra vincente, soltanto sconfitte e delusioni, inoltre, qui non c’è più neanche la fabbrica. E allora finisce che incontri un amico in tribuna e ti dice tu pensa che un giorno ci ho visto la Roma qui dentro e l’ho vista perdere. Lo so, gli rispondi, lo so, ma erano gli anni Cinquanta, mezzo secolo fa, c’era anche Vincenzina al cancello, in mezzo a tanti operai, lacrime di felicità, e di sicuro c’era sempre la fabbrica.
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