Catania - Inutile negare che i miei polpastrelli fremevano di essere battuti sulla tastiera che ha dato origine a questo pezzo. Ma prima di esprimere un mio personale parere su questi mondiali pre-olimpici, era giusto attendessi la fine di tutte le gare per avere una panoramica completa della situazione.
Premesso che si è trattato di un grande mondiale per i colori azzurri, sia a livello tecnico soprattutto per le prestazioni individuali dei nostri alfieri che hanno stabilito dei record e dei primati come la storica tripletta del fioretto maschile, e il fatto che i titoli individuali maschili sono andati tutti ad appannaggio degli specialisti italiani; sia a livello mediatico per l'eccezionale risonanza che i principali media nazionali hanno dedicato all'evento, alcune macchioline che hanno inficiato il lusinghiero bilancio finale, che con un pizzico di fortuna ed attenzione in più avrebbe potuto toccare vette stratosferiche, non sono mancate.
A cosa mi riferisco? Beh, l'episodio di Bianca Del Carretto nella spada femminile, estromessa all'ultima stoccata per una disfunzione tecnica del sistema wire-less, denota un dato che la dice lunga sul fatto del perchè la scherma non si possa ancora estrapolare dal gruppo di quegli sport così detti "minori". Ovviamente questa non è una critica alla nostra scherma nazionale dato che le problematiche in questo caso hanno responsabilità di ben altra provenienza.
Come ho anticipato, le conferme non sono mancate: Vezzali e Di Francisca su tutte in compagnia dell'eterno Gigi Tarantino e della squadra dei senatori della sciabola, così come in peggio la poca affidabilità della sciabola femminile che ha evidenziato anche in questa occasione, come in vista di Londra per le ragazze che riusciranno a qualificarsi per la gara individuale ci sarà ancora molto da lavorare.
Non sono mancati i successi fatti registrare da coloro i quali si aspettava il grande acuto da tempo: Cassarà finalmente ha consacrato il suo valore a livello iridato che dal 2001 lo vedeva, a giudizio di tutti, il più grande talento del fioretto maschile. Nella stessa gara non hanno deluso ovviamente Aspromonte e Avola, giunti sul podio a conferma della loro crescita fatta registrare nelle ultime due stagioni.
Nella sciabola maschile Aldo Montano, il livornese Montano, è stato semplicemente meraviglioso. Ed, aspetto ancora più straordinario della sua impresa, il fatto che essa sia giunta dopo sette anni durante i quali l'Italia intera lo aveva criticato e catalogato con troppa faciloneria come il classico fuoco di paglia. E' stato un sollievo vederlo affermarsi facilitando adesso il compito di chi in questi anni ha sempre fatto una gran fatica nell'affermare che non era mai uscito dall'altissimo livello. Oltre all'oro individuale, non va dimenticato, ha contribuito a far salire la Nazionale italiana sul podio, conquistando così anche la medaglia di bronzo nella prova a squadre di sciabola.
Non sono mancate, infine, le sorprese: graditissima quella in positivo dello spadista Paolo Pizzo, che si è scoperto essere un vero animale abbatti sventure. Uno che è la prova vivente che con la determinazione e il dovuto coraggio si può arrivare ovunque. Meno gradito, non possiamo nasconderlo, l'argento mondiale delle fiorettiste che contro la Russia hanno perso una finale nella quale alla vigilia era impensabile prevedere un epilogo del genere, a conferma che nella scherma non si può mai dire l'ultima parola. In tal senso, comunque sia, mi trovo pienamente d'accordo con la mia collega Valentina Vezzali, appartenente alle Fiamme Oro, che ha commentato: "Meglio qui che a Londra il prossimo anno".
Un discorso a parte merita il fioretto maschile a squadre ed in particolare Andrea Baldini, per il quale questa rassegna iridata sarà di certo un'esperienza da dimenticare in fretta, dalla quale il Baldo torna a casa a mani vuote per la prima volta in carriera da quando fa parte in maniera stabile della squadra azzurra. Personalmente credo che, conoscendo Andrea, questa stagione (nella quale comunque individualmente ha vinto due gare di coppa del mondo e il bronzo agli europei) gli sarà servita a ricaricare le batterie a livello nervoso, che in passato gli hanno permesso di esprimersi con una continuità veramente rara.
Come potrà spiegare il Ct Cerioni, che schierava una formazione fatta dal campione e dal vicecampione mondiale (Cassarà e Aspromonte), oltre che dal bronzo iridato e campione Eeuropeo in carica (Avola) e naturalmente dall'uragano Baldini, ripettivamente numeri 1, 4, 2 e 5 del ranking mondiale, il fatto che la squadra non è riuscita ad arrivare a medaglia? Venendo battuti da una Germania che è sembrata in quei 45' riuscire a far resuscitare i suoi assi (Joppich e Kleibrink) ed a motivare al meglio il gregario Bachaman.
Misteri di una scherma di fioretto pazza. Una scherma che vede questa spacialità offrire agli astanti assalti bellissimi come la finale individuale tra Cassarà e Aspromonte e assalti inguardabili come quel Baldini-Chida che è costato al livornese l'eliminazione ai sedicesimi. Così come gli stessi, che in alcuni momenti riescono ad offrire spettacolo e belle stoccate (vedi Aspromonte in finale per l'oro, ndr), riescono a restare vittime di tele tattiche sapientemente tessute da scorbutici avversari (vedi Aspromonte-Kleibrink nei quarti della gara a squadre) che impediscono ai primi di esprimersi come in ipotesi potrebbero riuscire a fare sempre.
Il fioretto mondiale evidentemente sta attraversando un momento di profonda transizione sia generazionale che tecnica. Il metro di giudizio arbitrale in alcune situazioni sta cambiando. Ciò che era ampiamente bandito fino a ieri, oggi sembra essere leggermente più tollerato. Dopo le prossime olimpiadi di Londra, si dice, si ricorrerà ad una nuova modifica sui tempi d'impatto che porterà ad una nuova inversione di tendenza sugli accorgimenti tattici che dopo Atene hanno portato il fioretto odierno all'attuale interpretazione, che come detto lascia ancora troppo spazio ai tiratori meno inclini al combattimento e aperti al confronto. Un pentimeto di chi aveva voluto il primo cambiamento? Non è dato saperlo. L'unica cosa certa è che in Italia i talenti non mancano e la scuola azzurra riesce a fornire atleti idonei ad affermarsi in tutte le modalità, almeno a livello individuale.
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