Livorno – Difensore centrale elegante e di grande carisma, paragonato da molti per le movenze a Franco Baresi, Richard Vanigli è stato una delle colonne portanti del Livorno vincente ed entusiasmante a cavallo dei primi anni 2000. Soprannominato ‘Capitano o mio Capitano’ è diventato ben presto il leader indiscusso della difesa raggiungendo in maglia amaranto la piena maturità calcistica.
Richard, in amaranto dal 1998 al 2004 con 192 presenze. Ricordi della tua esperienza a Livorno?
“Livorno è stata una parte importantissima della mia vita come calciatore e come uomo. A Livorno infatti è nata mia figlia e ho tanti bellissimi ricordi con la mia famiglia. Come calciatore invece sono rimasto sei anni e, dopo i primi anni non facili, abbiamo raggiunto risultati entusiasmanti. Ripeto Livorno è e rimarrà sempre nel mio cuore tra l’altro ho ancora tanti amici”.
In tanti anni in amaranto hai messo a segno quattro reti. Le ricordi tutte ed a quali di queste sei più legato per importanza e bellezza?
“Non sono mai stato un grande bomber (sorride). Diciamo che quella a cui sono più legato è quella dell’ultimo anno in Serie B quando segnai il gol contro il Piacenza su assist di Cristiano Lucarelli, tra l’altro nell’anno in cui conquistammo la Serie A. Le altre le ricordo meno. Quella contro il Piacenza è senz’altro il fiore all’occhiello”.
Soprannominato ‘Capitano o mio capitano’ sei diventato ben presto un simbolo della Livorno calcistica al pari di Protti e Lucarelli. Una bella soddisfazione.
“Sicuramente sì. Mi ricordo che proprio tu mi desti questo soprannome a cui sono rimasto affezionato. La gente mi ricorda, oltre che per le prestazioni in campo, anche per l’attaccamento e la serietà mostrati giornalmente in allenamento. Non sono un’icona, come lo erano Igor e Cristiano, ma sono fiero di aver fatto la mia parte e di aver dato il mio contributo”.
Al termine della stagione 2004, dopo la promozione in A, l’addio al Livorno con l’approdo a Empoli ancora una volta da protagonista. Se tu tornassi indietro faresti ancora la medesima scelta o col senno di poi c’è qualche rimpianto?
“Fosse dipeso da me non avrei mai lasciato Livorno, dove tra l’altro ho continuato a vivere anche nei quattro anni successivi in cui vestivo la maglia dell’Empoli. Purtroppo però arrivato agli ultimi due giorni di mercato capii che un non rientravo nei piani del nuovo allenatore (Franco Colomba, ndr) e di conseguenza anche del presidente (Aldo Spinelli, ndr) così preferii andarmene piuttosto che passare la maggior parte del tempo in panchina o tribuna. Rimpianti sinceramente no, se non quella di vestire la casacca e la fascia di capitano del Livorno anche in Serie A”.
Degli allenatori avuti in amaranto, a quale sei più legato?
“Diciamo che il più importante è stato senz’altro Osvaldo Jaconi che avevo già conosciuto ai tempi di Castel di Sangro. Un uomo speciale e un grande allenatore che ci guidò in una cavalcata memorabile. Poi ricordo con grande piacere Walter Mazzarri che ci trasmise proprio l’idea di giocare e trovare soluzioni differenti. Giocavamo bene e vincevamo. Non dimentico però anche i meno pubblicizzati tra i quali Donadoni, che era alla sua prima esperienza in A, e poi Nicoletti, Carmignani e Tazzioli”.
Ti chiedo invece se senti ancora qualcuno degli ex compagni.
“Abbiamo un chat dove sono presenti praticamente tutti i ragazzi che ho incontrato nei miei sei anni a Livorno. Nello specifico ovviamente Cristiano Lucarelli, con cui collaboro da dieci anni, poi Alessandro Doga, Yuri Cannarsa, Igor Protti ed anche Mimmo Di Carlo. Tra l’altro qualche mese fa ero presente in Comune alla consegna della Livornina d’oro a Igor Protti e ho potuto riabbracciare tanti ragazzi che non vedevo da anni tra cui Stefano Fanucci, Luca Mazzoni e Claudio Ramacciotti con cui ho un grandissimo rapporto di affetto e amicizia”.
Ai tuoi tempi lo stadio era sempre pieno a prescindere dai risultati e dalla categoria. Oggi i gradoni dell’Ardenza sono desolatamente vuoti. Come ti spieghi questo calo di presenze e se speri un giorno di poter tornare a Livorno?
“Per quanto riguarda il mio ritorno a Livorno dico che nella vita non si può mai sapere, ma è altrettanto vero che non si può vivere di soli ricordi e bisogna andare avanti. Ovviamente sarei lusingato, non posso negarlo. Invece, per quanto riguarda i tifosi, ho ancora negli occhi il famoso ‘stadio mobile’ che ci seguiva ovunque e che ci sosteneva in ogni stadio. Non vivendo più la piazza diventa difficile dare giudizi, però dico che per esempio Osvaldo Jaconi era un personaggio che riusciva a coinvolgere i tifosi in maniera particolare generando di conseguenza anche un attaccamento particolare. A Livorno ho ancora tantissimi amici che però non seguono più il Livorno come prima o magari non sentono più il trasporto di una volta. Ripeto che non mi sento di dare giudizi sulla questione, certo è che ne sono molto dispiaciuto”.
Che cosa fa oggi Richard Vanigli e gli obiettivi futuri...
“Faccio ormai il vice di Cristiano Lucarelli da dieci anni. Ho sempre desiderato allenare e anche farlo con le mie gambe. Però devo dire che questo rapporto lavorativo con Cristiano mi da tante soddisfazioni e mi piace permettendomi di conoscere luoghi e persone diverse. Inoltre posso lavorare sul campo, preparando gli allenamenti e dando consigli importanti. Ad oggi questa è la mia dimensione”.
Autore: Gabriele Favilli / Twitter: @amarantanews
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