Livorno – Ancora una volta, dopo aver mostrato cose egregie, il Livorno ha perso la testa ed è naufragato. Ieri, dopo aver fatto ben sperare nel primo tempo e per metà ripresa, si è arreso nell’ultima mezzora. E lo ha fatto nel peggiore dei modi, buttando via una partita che aveva in pugno. Mazzoni, che fino a quel momento aveva disputato una buona gara, si è fatto espellere in modo inopinato. E Dainelli, incredibilmente, ha regalato il rigore che ha consegnato al Perugia la vittoria.
Eppure gli amaranto, pur accusando a tratti la rapidità della formazione biancorossa, avevano fatto vedere spunti offensivi interessanti e in diverse occasioni, oltre alle azioni culminate nei gol di Diamanti, avevano costruito delle trame di gioco degne di nota.
Ma avvicinandosi al dunque, come già altre volte, il Livorno ha mostrato delle difficoltà, soprattutto in fase difensiva, che sono state letali e che, se non superate, appaiono destinate a compromettere il campionato. Amnesie, ingenuità, incapacità di essere sul pallone al momento giusto, sofferenza a tenere il ritmo degli avversari. Queste sono le maggiori fragilità che il Livorno accusa quando è chiamato a difendersi o ad interdire il gioco altrui. E così è stato anche ieri sera.
Se la sconfitta contro il Perugia fosse arrivata con il Livorno in una diversa posizione di classifica, probabilmente adesso saremmo a salvare la parte di gara in cui la squadra non è stata deludente ed a dire che bisogna ripartire da lì. Invece, piovendo sul bagnato, diventa impossibile non inserire la sconfitta nel quadro di un torneo finora sconfortante.
Sia chiara però una cosa. Se la squadra mostra, gara dopo gara, dei limiti evidenti, le responsabilità sono di tutti e non solo della pur vasta rosa. C’è la responsabilità della società e dei direttori sportivi che hanno puntato su questi giocatori. E c’è anche la responsabilità della guida tecnica.
Si dice che nel calcio, quando le cose vanno male, il primo a pagare è l’allenatore. Spesso in effetti è così. Non sappiamo se ciò accadrà anche a Livorno ne’ possiamo e vogliamo dire alla società o all’allenatore cosa devono fare. Tutte le componenti si metteranno a un tavolo, se non l’hanno già fatto, per cercare di salvare il salvabile. Tanto più che in estate la squadra, a quanto ne sappiamo, è stata costruita di comune accordo tra tutti, Lucarelli compreso. Per cui nessuno tra quelli che contano, davvero nessuno, può dirsi estraneo alla responsabilità di aver dato vita a questo gruppo di calciatori.
In attesa di vedere che cosa accadrà, sperando nel meglio per il Livorno, possiamo affermare con certezza che una squadra salda di nervi, consapevole dei propri mezzi e delle proprie qualità, non gestisce le partite come fa attualmente la formazione amaranto. L’augurio, chiaramente, è di essere sonoramente smentiti dai fatti. Ma questa attitudine a sprecare fa stare poco allegri. Qualcosa tra via Indipendenza e il centro Coni devono inventare per non gettare al vento la stagione.
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