Il Livorno pareggia 2-2 sul campo della Giana, scivola sempre più in giù in classifica e in un giorno solo colleziona tre umiliazioni.
La prima è rappresentata dalla partita in sè. Una trasferta a Gorgonzola, per una società che fino a due anni fa in Lombardia andava sì, ma per giocare a San Siro, è uno schiaffo che fa male. Tutto questo, ovviamente, con il massimo rispetto per il Giana, splendida realtà del campionato di Serie C. Prima del match il mister biancoceleste Albé ha detto che per loro "era impensabile fino a qualche anno fa sfidare una società blasonata come il Livorno". Anche per noi.
La seconda è la partita. In campo il Giana Erminio ha meritato. E' vero che il Livorno è andato in vantaggio due volte ma i padroni di casa hanno avuto a lungo il pallino del gioco e possono recriminare non per uno, non per due ma ben tre gol annullati. Detto in soldoni, considerando anche il finale giocato in inferiorità per il rosso a Lambrughi, alla fine quello di Gorgonzola è un punto guadagnato. Uscire dal campo con questa consapevolezza, considerando quanto espresso sopra, fa ancora più male.
La terza, quella più aspra, è l'amara verità. Il Livorno adesso è questo. E non è colpa dei giocatori. Questo gruppo, a differenza della sciagurata Armata Brancaleone dello scorso anno, ha voglia, si sbatte e si sacrifica. Ma ha dei limiti oggettivi. Gli infortuni, certo, hanno fatto il resto ma il Livorno, per la Lega Pro, è una buona squadra con qualche individualità e un paio di elementi di esperienza. Niente di più, niente di meno. Poteva e doveva essere un'altra storia. Ma questo è un film visto e stravisto che, sia detto senza giri di parole, adesso ha davvero stufato.
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