Livorno – Ci accingiamo ad affrontare questo 2012 con trepidazione, curiosità e speranza. Lo sport di Livorno e provincia, chiuso un 2011 più agro che dolce, ha bisogno di crearsi una nuova immagine, possibilmente vincente dopo le delusioni degli ultimi anni. E sia chiaro: non si parla solo di calcio. Anzi, la riflessione è a tutto tondo, fermo restando che ci sono realtà, come la scherma con i vari Montano, Baldini, Luperi, la Vecchi, e così via, che continuano a vincere ed a primeggiare nel mondo. E oltre alla scherma, soddisfazioni continuano a darle, fra le altre, discipline come il canottaggio, le arti marziali, il tennis e il ciclismo, che con il commissario tecnico azzurro Bettini e il giovane Ulissi si conferma sport di vertice a livello internazionale.
Per quanto riguarda il basket, la Serie B nazionale in cui, assieme al Cecina, milita il Don Bosco non può che essere un punto di partenza per la città di Livorno. I risultati, visti i mezzi a disposizione, sono sicuramente positivi, ma è impossibile vedere certe piccole realtà far bene in Serie A1 e non chiedersi come sia possibile che non ci sia un imprenditore, un’azienda, che abbia voglia di investire seriamente in un bacino d’utenza come quello livornese, con una storia importante alle spalle, con un amore per la pallacanestro enorme e con a disposizione uno dei migliori palasport d’Italia, che però sta diventando una vera cattedrale nel deserto. L’auspicio, in tal senso, è che sempre migliori risultati portino gente seria, e con disponibilità, ad investire in una piazza che può dare tanto e sicuramente molto di più, non ce ne vogliano, di realtà come Casale Monferrato, Montegranaro, e via dicendo, che al momento tuttavia rappresentano, con buona pace della città dei Quattro mori, il presente del basket che conta.
Ma il capitolo del calcio è il più dolente. Qui avevamo creato, sino a pochi anni fa, un piccolo miracolo, arrivando fino alla partecipazione alla coppa Uefa, con uno stadio sempre pieno che incuteva timore agli avversari e con idoli ben precisi in cui riconoscersi: uomini veri come Protti, Lucarelli e Filippini (quanto ci manca e quanto sarebbe da clonare la sua grinta in molti dei giocatori attuali). Tutto questo si è progressivamente perso fino allo scempio attuale. Ma noi non crediamo che sia tutto finito. La passione non è scomparsa. Per risvegliarla basterebbe davvero poco perché il cuore amaranto è immenso. Sarebbe sufficiente che i giocatori che compongono la rosa attuale del Livorno dimostrassero un po’ di grinta, un po’ d’amore per i colori amaranto. Non possiamo pensare che certi giocatori possano andare a cena a spassarsela dopo le sconfitte, come pare sia accaduto recentemente. Allora facciamo appello ai tanti in rosa che sono originari di Livorno e provincia. Partendo da Luci, che può essere un esempio per tutti gli altri, bisogna che aiutino il nuovo mister Madonna a capire la realtà e lo ascoltino pensando prima al bene del Livorno che agli interessi personali. Se faranno questo allora avranno già vinto. Niente è perduto perché nel calcio, come nella vita, qualsiasi risultato non può che essere il frutto di un duro lavoro e dell’impegno, di una professionalità esemplare. E allora tutto diventa possibile, perché con la volontà si può arrivare ovunque. Allora i valori tecnici, tattici, ambientali, le sviste arbitrali, i timori di essere entrati in un tunnel senza fine, avranno certamente un’importanza relativa, perché ogni cosa assume un valore secondario e banale rispetto alla voglia di crederci fermamente. La volontà, in una parola, è tutto.
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