Livorno – Partiamo da una premessa: il Livorno questa retrocessione se l'è meritata sul campo. Una stagione disastrosa dove si è sbagliato tutto quello che si poteva sbagliare, sul rettangolo verde, dietro le scrivanie e... perfino sui social network. Da agosto fino a maggio, non ne è stata indovinata una. E la sfortuna? Ci ha messo del suo, ovviamente, gli infortuni in ruoli chiave nei momenti cruciali della stagione li ricordiamo tutti. Poi, certo, gli arbitri: l'ultimo “capolavoro” del signor Nasca di Bari, beffardamente evidenziato perfino dal Giudice sportivo, difficilmente ce lo dimenticheremo.
Detto questo la sentenza del Coni che nel tardo pomeriggio di oggi ha “graziato” il Lanciano è stato l'ultimo degno atto di una pantomima indecente. Già il fatto di trovarsi costretti a spostare un playout a causa di corsi e ricorsi ancora pendenti a torneo concluso è indice di un clamoroso fallimento del sistema. Non si doveva arrivare a questo punto.
Nel merito, l'esito della sentenza, peraltro ampiamente previsto, sconcerta non poco. Tutte le chiacchiere sul fair play finanziario, sui bilanci in ordine, sulla regolarità del campionato e il rispetto delle regole si sono rivelate, per l'appunto, solo chiacchiere. E che dire di Turchi? Il centravanti marito della presidentessa che per “salvare” la squadra dichiara di aver rinunciato allo stipendio sembra uscito da quelle commedie trash tanto in voga negli anni '80. Una patetica farsa che non fa ridere nessuno.
Il calcio si conferma un ottimo specchio di questo Paese: fare i furbi, paga. Sempre.
Ma in Italia c'è sempre un furbo più furbo di te. Già, perché il “miracolato” Lanciano che si giocherà la salvezza a Salerno sarà una squadra a pezzi nei nervi e negli uomini. Maragliulo avrà avuto un bel daffare a preparare una partita ancora in bilico e, ora che ha la certezza di poterla disputare, se la dovrà giocare senza Giandonato, Di Francesco e Ferrari. I primi due espulsi nel recupero (a buoi scappati...) dall'ineffabile Nasca, il terzo dal giudice sportivo per la sopracitata squalifica. Diciamo che, ad essere benevoli, la Salernitana del potente Lotito si troverà la strada in discesa. Ma questa ormai è una storia che non ci riguarda.
Adesso la realtà per il Livorno si chiama Lega Pro. Tramontata l'ultima speranza (a meno che qualche scandalo estivo non provveda a toglierci d'impaccio...) ora è giunto il momento di gettare le basi per programmare il futuro per cercare di togliersi dall'inferno della Serie C nel più breve tempo possibile. Perché ad altri trent'anni di purgatorio, francamente, non vogliamo neanche pensarci.
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