Livorno – Difficile trovare le parole. Il Livorno a Olbia, nel turno di riposo del Siena, riesce a collezionare l'ennesima sconfitta, la terza consecutiva, di un 2018 raccapricciante. Il ko in Sardegna mette il timbro su quella che più che una crisi sembra una resa incondizionata: la Robur adesso è padrona del suo destino e con quattro vittorie potrà festeggiare una Serie B gentilmente offerta su un piatto d'argento dal Livorno. Speranze di rimonta ridotte al lumicino soprattutto se si pensa che sabato all'Ardenza andrà in scena il derby con il Pisa perché, si sa, al peggio non c'è mai fine.
Ribaltoni tecnici e societari, liti, tormentoni di mercato, squalifiche, infortuni, episodi sfortunati, vittorie illusorie e ricadute catastrofiche. Il Livorno in questi mesi non si è fatto mancare nulla. Tutto quello che non si doveva fare è stato fatto con chirurgico autolesionismo.
A Olbia, ad essere onesti, la prestazione è stata migliore rispetto ad Arezzo (ma ci voleva davvero poco...) con gli amaranto che pur non brillando avevano tenuto discretamente il campo ed erano stati capaci di ribaltare con Maiorino e Borghese il solito, evitabilissimo, gol dello 0-1. I due jolly dalla lunga distanza (Pulidori più che rivedibile) pescati dall'Olbia, molto più bravo del Livorno nello sfruttare il vento a favore, hanno letteralmente abbattuto Luci e compagni e il rosso, decisamente eccessivo, rifilato a Borghese ha chiuso i giochi, riproponendo lo stesso copione da incubo visto ad Arezzo. Il rosso “compensativo” a Vallocchia e il gol del 4-2 di Biancu, è roba per gli almanacchi. Il Livorno, pur essendo teoricamente in partita, era già al tappeto.
Il Livorno, contestato dal gruppo di encomiabili tifosi che nonostante tutto l'ha seguito nella lunghissima trasferta sarda, si è chiuso in silenzio stampa. L'ipotesi di un ritorno di Sottil è tutt'altro che improbabile. Servirà? Forse sì, difficile dirlo. Resta il fatto che questa era una partita da dentro o fuori ed è stata persa malamente, oltretutto al cospetto di un avversario ampiamente alla portata. Facile dunque trarre le conclusioni. Alla squadra e alla società il compito di dimostrare al popolo amaranto, deluso, tradito e ferito, che questa stagione non è ancora finita.
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