Livorno - Diciamo la verità. Questa è una squadra con dei limiti tecnici non indifferenti, a suo tempo sopravvalutata, con alle spalle una società che non sembra più in grado di trasmettere stimoli ed emozioni. All'inizio ci eravamo illusi, ma poi il risveglio è stato duro, durissimo, e adesso paghiamo un conto che così salato non avremmo mai immaginato. Poi, sia chiaro, la squadra è anche sfortunata e nonostante tutti i limiti che ha, tecnici e societari, si trova in una posizione di classifica ingiusta. Nel corso della stagione gli amaranto hanno avuto tre allenatori e nessuno di questi è un pessimo allenatore. Il male oscuro del Livorno sta altrove. E sia chiaro: la squadra ha anche qualche buon giocatore, anzi qualche ottimo giocatore. Il Livorno è una squadra malassortita, forse, magari ipervalutata ed accreditata più del dovuto alla vigilia, ma qualche individualità di livello ce l'ha. Eccome. Contro il Bari, poi, la squadra è stata a tratti perfino commovente, quantomeno per l'impegno profuso. Non è giusto dare la colpa agli arbitri e alla sfortuna, perché se siamo in questa situazione è soprattutto per demerito nostro, ma non si può nemmeno negare che la sfortuna ed alcuni episodi hanno contribuito in modo negativo all'evolversi della stagione. Tant'è. Adesso, se vogliamo fare qualcosa di buono, dobbiamo aggrapparci alle capacità tecniche di alcuni giocatori e alla volontà dei più di ricollocarsi altrove nella prossima stagione. Retrocedere farebbe male, in primis, proprio ai giocatori. L'unica cosa da fare in questo contesto, dunque, è incoraggiare la squadra. E sforzarsi di crederci. Nient'altro. L'impresa, dopotutto, la si può ancora fare. Nel calcio, finché c'è gioco, c'è speranza.

 

Sezione: Editoriale / Data: Ven 15 aprile 2016 alle 19:31
Autore: Marco Ceccarini
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