Livorno – Fine anno, tempo di bilanci. Facciamoci del male e proviamo a stilarne uno anche per il Livorno calcio, consapevoli di addentrarci in un’operazione dolorosa, almeno per chi ha a cuore le sorti del glorioso sodalizio amaranto. I numeri, dai quali solitamente si parte quando si decide di fare questo tipo di esercizi, parlano chiaro: nell’anno solare 2011, il Livorno ha giocato in totale 43 gare di campionato, vincendone 12, pareggiandone altrettante e perdendone 19, di cui ben 9 allo stadio Armando Picchi, un tempo ritenuto fortezza quasi inespugnabile e recentemente trasformatosi in terra di conquista per tanti.
Fino a metà febbraio al timone degli amaranto c’è stato Bepi Pillon, il quale, subito dopo il promettente successo di Frosinone, proprio nella prima partita ufficiale del 2010, più che il comandante di una nave è apparso il nocchiero di una barchetta in piena balìa delle onde, tanto da indurre il presidente Aldo Spinelli al rimedio più antico del calcio, ovvero cambiare allenatore, affidandosi a Walter Alfredo Novellino. A dire il vero, il tecnico di Montemarano sembrava perfetto per riportare entusiasmo in una piazza malata di apatia e depressione, ma i suoi dieci mesi abbondanti sulla panchina del Livorno sono stati più altalenanti delle montagne russe nel parco di Gardaland. Dalla bella vittoria sul Novara, nella gara del suo debutto, si è passati alla serie di partite che avevano spinto gli amaranto nella zona più anonima della classifica; poi c’è stata una striscia positiva che ha portato a sfiorare la conquista dei playoff nel campionato scorso e che ha fatto da trampolino di lancio al promettente avvio di questa stagione; ma il deprimente finale di 2011 ha ributtato tutto all’aria, salutandoci con una striscia ancora aperta di cinque sconfitte consecutive, una classifica che fa paura solo a guardarla e un inevitabile nuovo cambio di allenatore, con il recente arrivo di Armando Madonna.
In estate si era parlato di linea verde e di politica dei giovani, ma anche questo progetto è apparso colpito dalla sindrome dell’ottovolante, perché a volte questi giovani virgulti li abbiamo visti, forse esageratamente, tutti in campo contemporaneamente, salvo poi scoprirli la settimana successiva malinconicamente sparpagliati fra panchina e tribuna. Ed in questo modo anche il loro rendimento è spesso passato dal brillante al modesto e viceversa, senza che alla fin fine nessuno di loro, escluso il portiere Francesco Bardi, l’unico ad aver giocato con continuità, sia stato veramente valorizzato.
Ma se i numeri dicono tanto, purtroppo non dicono tutto, e soprattutto non svelano quel che è peggio. Perché ciò che fa più male è lo strisciante disinteresse per le sorti del Livorno, è lo stadio semivuoto, è il tifo che non ribolle più, è la latente disaffezione per quei colori che in verità per decenni ci hanno fatto più piangere che gioire, ma che in ogni caso facevano parte del Dna di ogni livornese.
Un recente sondaggio ha rivelato che sarebbe Spinelli, dopo aver fatto toccare alla Triglia amaranto livelli pressoché mai raggiunti nella sua storia quasi centenaria, colui che ha distrutto questa passione, con il suo modo sparagnino di guidare la società. Forse un po’ è vero e un po’ è esagerato, tuttavia è sensazione comune e condivisa che il ciclo legato al presidente venuto da Genova questa volta sia veramente arrivato al capolinea. Quali ne saranno le conseguenze, al momento non ci è dato di sapere. L’unica certezza è che il 2011 se ne va senza lasciare rimpianti e che il 2012 comincerà il giorno dell’Epifania con il derby di Grosseto. Si ripartirà dal nuovo tecnico Madonna, uno che non avrà ne’ il carattere ne’ un curriculum tali da far incendiare le folle, ma che appare dotato di quel buon senso e di quell’equilibrio che, oggi più che mai, sono necessari per riportare la barchetta amaranto ad essere una nave in grado almeno di continuare a navigare tranquillamente attraverso i canali della Serie B. Perché salvare la Cadetteria è il minimo indispensabile per garantirci un presente dignitoso e sperare in un futuro migliore.
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