Livorno – Questo è il Livorno che la città dei Quattro mori si merita. Una squadra che non ha paura, che vende cara la pelle, che ci crede sino alla fine. Così si dimostra rispetto per una storia gloriosa. Inutile negare che i meriti principali di questa stupenda trasformazione hanno un nome e un cognome ben chiaro: Armando Madonna. Gli uomini sono gli stessi rispetto alla gestione tecnica precedente, anzi se ne è andato anche un ottimo difensore come Perticone.
Ma tutto è cambiato, l’atteggiamento, il vigore e una nuova consapevolezza da parte anche di chi assiste alla partita che questa squadra può vincere contro chiunque.
Sicuramente il mister di Alzano Lombardo ha saputo incidere in maniera importante nella psicologia del gruppo. La squadra viene sempre messa in campo per conquistare i tre punti, il messaggio che viene dato agli avversari è chiaro: noi siamo il Livorno e non abbiamo paura.
E il gioco della squadra è caratterizzato da un 4-4-2 che molto spesso diventa un 4-2-4 con due esterni ultraoffensivi come Schiattarella e Piccolo, con due punte di ruolo sempre in campo come Paulinho e Dionisi e con il grande capitano Luci che in mezzo distrugge il gioco avversario e ricrea in fretta e senza leziosismi quello amaranto.
E tutta la squadra ci sta credendo, sta credendo nella possibilità di ribaltare tutto, ogni pronostico, la malasorte, una proprietà che un giorno sembra voler vendere e l’altro cambia idea e un calciomercato che – costantemente – indica i giocatori amaranto in procinto di partire per altri lidi in cambio di quattro briciole di pane…
Allora, se la forza psicologica del gruppo è venuta finalmente fuori, è normale pensare che si possa fare un girone di ritorno all’altezza del livello tecnico della squadra e delle ambizioni iniziali. Corri Livorno, corri – e scrollati di dosso in fretta certi cattivi pensieri, la parte sinistra della classifica non è una chimera.
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