Livorno – Le pillole di questa settimana hanno un sapore amaro, e sono dure da digerire, sebbene siano ambasciatrici di una buona prestazione cui è mancata solamente il gol. Rimane il forte rimpianto di quel rigore negli ultimi minuti di gioco, che ha significato non solo pareggio ma anche mancanza degli ennesimi tre punti importanti da mettere in cassaforte. Arrivati a questo punto, si può statisticamente parlare di due sintomatici atteggiamenti degli amaranto: la cosiddetta “pareggite” e la sudditanza della squadra di fronte alle forti aspettative della propria tifoseria.
In trentadue incontri giocati, il Livorno ha raccolto lo stesso numero di vittorie e pareggi, undici, totalizzando 44 punti. Non molto se si pensa che l’esonerato Acori, soltanto due anni fa, dopo l’undicesima giornata di ritorno (per la cronaca si trattava della memorabile sconfitta casalinga contro l’Ancona, da 2 a 0 a 2 a 3) ne aveva guadagnati la bellezza di 53 e stazionava felicemente al terzo posto dietro Bari e Parma. Inoltre c’è da registrare che il risultato finale più comune negli incontri del Livorno di questa stagione è il medesimo patito nella partita col Grosseto, 1 a 1, che è stato collezionato per ben sei volte quest’anno (in ordine con Siena, Varese, Modena, Pescara ed Ascoli) e non è affatto un caso che il secondo risultato più frequente sia il pareggio a reti bianche che è stato invece archiviato in quattro occasioni.
A lasciar più d’un pensiero è anche l’andamento degli amaranto all’Armando Picchi, il nervosismo mostrato da Novellino dopo l’ultimo match trova un fondamento anche nella statistica: in casa il Livorno non trova quella sicurezza che storicamente era una certezza. Lo stadio non è più un fortino inespugnabile ma un luogo in cui il team soffre d’ ansia da prestazione e, forse, teme la critica del pubblico. Ad oggi è stata conquistata l’esatta somma di punti raccolti nei campi esterni, 22, e l’andamento casalingo rimane bloccato a cinque vittorie, con l’ultima che coincide con l’insediamento di Monzon in panchina lo scorso 19 febbraio, ben sette pareggi e quattro sconfitte per una media di gol segnati per partita pari a 1,25.
Gli attenuanti relativi sono comunque molteplici sia per quanto riguarda il lungo termine e nel particolare per quanto riguarda l’incontro con il Grosseto: si tratta del terzo risultato utile consecutivo, sebbene si parli di una sola vittoria e di due pareggi. E’ stato subito un solo gol e questo è arrivato solamente da una massima punizione.
Il problema principale permane la difficoltà di siglare gol e il derby appena passato l’ha ampiamente dimostrato. Nonostante una simile percentuale di possesso palla, 50.2 per cento contro 48.8 per cento, il Livorno ha semplicemente tenuto in pugno la partita, meritando sicuramente qualcosa in più di quello che ha raccolto, come dimostrano sia il maggior indice di pericolosità, 40.5 per cento contro il 28% dei grossetani, sia i tiri effettuati,17 a 5. E’ mancata la rete nonostante gli interpreti che ne hanno avuto l’occasione siano appartenuti a diverse zone del campo, oltre al solito Tavano (cinque tentativi per lui), ci hanno provato anche Luci (quattro), Barusso (tre), oltre a Bellingheri e Dionisi (due ciascuno).
La squadra ha collezionato una buona media in fase di impostazione giocando la bellezza di 516 palloni e registrando una percentuale di passaggi riusciti del 55 per cento. Da segnalare, infine, la conferma dell’ottimo stato di forma del centrocampista Ahmed Barusso, che da buon interdittore primeggia nella partita sia per il maggior numero di palloni recuperati (34) sia per i passaggi effettuati ed andati a buon fine (40) davanti all’esterno Mirko Pieri con 38.
Con il rigore incassato al 93’, causato da Knezevic alla terza ammonizione in due incontri, il Livorno scivola fuori, anche se per un solo punto, dalla zona play-off, e si ritrova al settimo posto aspettando di incontrare, al Granillo, una Reggina che in casa ha perduto una sola volta, per un match che mette in palio tre punti vitali per la zona promozione. Quasi una finale.
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