Livorno- La squadra alla fine ha tenuto fede soltanto alla sua natura imprevedibile, svolgendo ad onor del vero una grande partita, meritando in diversi frangenti, sprecando numerose occasioni ma soprattutto dilapidando tutto quanto in maniera sciocca, immatura.
Come è accaduto molto spesso durante questo campionato, ma come è accaduto anche nella storia del club, il Livorno ha donato una scintilla di speranza ai suoi tifosi per poi spegnerla forse sul più bello, nel momento in cui è riuscita esattamente a far più male, perchè forse, per la prima volta quest'anno, qualcuno nel suo profondo dell'animo ci aveva pure creduto.
Questa sconfitta rappresenta il ritratto perfetto ed emblematico di una stagione altalenante ed estremamente pazza, fatta degli stessi punti maturati tra trasferte e gare in casa, ventotto, di grandi vittorie ed imprevedibili sconfitte arrivate in piena zona di recupero.
Già in passato abbiamo analizzato alla lente d'ingrandimento l'andamento della squadra ed abbiamo visto quanto sarebbe in alto se soltanto le partite avessero, come per incanto, deciso di durare soltanto dieci minuti in meno. Quei dieci minuti finali che sono stati più spesso fatali che benevoli con gli Amaranto.
La partita con il Padova è stata rocambolesca ed ha ragione Novellino a parlare di un risultato figlio degli episodi, perchè la statistica conferma pienamente questo pensiero.
Il possesso palla è vinto dai padroni di casa per pochi punti, 52% contro 48% e sebbenne sia padovano anche il numero di passaggi realizzati e la percentuale di quelli riusciti, rispettivamente 515 per un ottimo 63.8% contro i 450 fraseggi labronici con una media del 58.1, il Livorno riesce a tentare il tiro in ben 18 diverse occasioni contro le 15 degli avversari. Altissimi anche gli indici di pericolosità che vedono dopo tanto tempo i livornesi perdere 58% contro 64%.
Sono tutti numeri che raramente si affiancano in una partita e non solo denotano un equilibrio ma sono indice di grande spettacolo e di un raro, rarissimo, agonismo. Dimostrano che sarebbe potuta finire in ogni modo ed ogni risultato non sarebbe stato ingiusto ma verosimile.
Nelle classifiche individuali realizzate dalla Panini Digital, il Livorno primeggia per i tiratori con Barusso che annovera sei tentativi (con una traversa che grida vendetta), seguito da Danilevicius con cinque, di cui due dentro al sacco, e Iori con tre a dividere la terza piazza con Marcos De Paula, tuttavia perde nelle graduatorie dei passaggi riusciti, vinta da Italiano, ed in quella dei palloni recuperati, vinta dal numero tredici Elia Legati.
Il Padova ha giocato la partita della vita ed ha vinto, ai giocatori del Livorno rimane un pugno di mosche oltre al rammarico di una stagione che avrebbe potuto essere diversa con molto poco in più.
Quest'anno non rimane che una blanda passerella finale in uno stadio deserto contro una squadra già retrocessa, in una partita che vale solo per la statistica e niente più.
Non proprio il peggiore finale per la storia di quest'anno, ma forse il più amaro.
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